Il Pd di Imperia prosegue nel suo allenamento nel lancio degli stracci, forse con la speranza che presto diventi specialità olimpica. Dopo le dimissioni del segretario provinciale Cristian Quesada, ormai nel partito, peraltro non nuovo a questo sport, è scattato il liberi tutti. Non resta che attendere fino al nuovo congresso, per capire chi sopravviverà (politicamente, si intende).
Partiamo proprio da Quesada, che dice di voler restare nel Pd e quasi quasi tornerebbe pure a fare il segretario, ma nel frattempo è diventato il vicesindaco di Fabio Perri a Vallecrosia, che a sua volta per siglare questo “compromesso storico”, ha dovuto lasciare Fratelli d’Italia. Dopo aver ingoiato il rospo di Fulvio Fellegara vice di Alessandro Mager a Sanremo, ora pure questa. Qualcuno nel Pd pare aver esaurito le scorte di alka seltzer e gli effetti della cattiva digestione si potrebbero manifestare nel prossimo congresso… altri stracci in volo in vista.
Ma, per ora, l’attenzione è tutta su Imperia dove i tre “guastatori”, per parafrasare il sindaco Claudio Scajola, vale a dire i consiglieri comunali Ivan Bracco, Daniela Bozzano e Loredana Modaffari, pronti a combattere fin dalla prima ora, ma totalmente digiuni del manuale Cencelli della politica, tanto amato dalle segreterie dei partiti, stavolta l’han fatta grossa (almeno dal punto di vista di una parte del partito). Convocano una riunione del gruppo alla quale, a quanto risulta, la capogruppo Deborah Bellotti e il consigliere Edoardo Verda non si presentano e forti della loro maggioranza numerica destituiscono la Bellotti e nominano capogruppo la Modaffari.
“Normale avvicendamento” dirà la Modaffari. “Avevo una pistola puntata alla tempia da un anno, un golpe” dirà invece la Bellotti e ancora “Atto gravissimo, sono fuori dal partito” sbotterà il segretario cittadino del Pd Paolo Berlanda. Di golpe parla anche il segretario regionale Dem Davide Natale, che attende le contromosse a livello territoriale. E così, buttato definitivamente il Cencelli nella spazzatura (raccolta differenziata, carta, ovviamente), il Pd i panni (anzi gli stracci) sporchi non li lava in casa, ma se li tira direttamente sui giornali online, in tempo reale.
Prossima puntata una bella riunione del direttivo nella sede di via San Giovanni? Sembra già di sentire fin dalla strada Antonio De Bonis, che, con toni da far invidia a un tenore della Scala, urla “Ve lo avevo detto io che quei tre nel partito non dovevano entrare”. Forse sarebbe il caso che Natale, invece di attendere a Genova,facesse un salto in fretta a Imperia… prima che le cose peggiorino.
Caro Pd, se imbarchi i “civici” (così nascono Bracco, Bozzano e Modaffari) e uno lo candidi pure sindaco, non è che, poi, puoi pensare che, solo per il fatto che prendono la tessera, si trasformino magicamente in “politici”. Caro Pd, non te lo immaginavi che tipo di opposizione avrebbero condotto? Ti son sfuggiti i precedenti fra Bracco e Scajola? Ti è sfuggito il fatto che fin da subito in Consiglio comunale nello stesso gruppo si è chiaramente capito che convivevano malamente due anime diametralmente opposte fra loro? Che in alcuni casi sono pure riuscite a non votare sulla stessa linea.
Errare è umano, ma perseverare è diabolico. Ma, chissà perché, qualcosa ci dice che da qui al prossimo congresso provinciale il Pd imperiese riuscirà a stupirci con qualche nuova perla, tipica della “sindrome di Tafazzi”. Chissà a questo giro chi si ritroverà in via San Giovanni con la serratura della porta della sede cambiata. Se non altro, ancora una volta farete la gioia di un fabbro.
A cura di Andrea Pomati






