Si è aperta questa mattina, martedì 24 giugno, presso il Tribunale di Imperia, la fase di discussione del processo che vede imputato Fabrizio Rosa, geometra dell’ufficio tecnico del Comune di Castelvittorio. Rosa è accusato di turbativa d’asta nell’ambito di un appalto pubblico da 200mila euro per la riqualificazione dell’area comunale destinata a eventi e manifestazioni.
Secondo l’accusa, l’imputato, in qualità di RUP, avrebbe favorito la ditta Edilcantieri Costruzioni Srl – già coinvolta in altri procedimenti per corruzione – comunicando in anticipo informazioni riservate sulla gara, tra cui i nomi delle ditte invitate a presentare offerta.
Un’accusa grave, che si inserisce nel più ampio filone d’inchiesta sui presunti appalti truccati nel ponente ligure, condotto dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Imperia.
Le richieste del PM e l’arringa della difesa
Nel corso dell’udienza odierna il Pubblico Ministero e la difesa – rappresentata dall’avvocato Marco Bosio – hanno esposto le rispettive tesi, in vista delle repliche e della sentenza finale.
Il PM Alberto Lari, prima ancora di aver ricostruito i fatti, ha spiegato come essere RUP comporti un onere importante come la riservatezza. “Nel momento in cui rivelo i nomi dei partecipanti alla gara è finita, è turbata la libertà degli incanti. La rivelazione era palesemente finalizzata a far vincere i fratelli Speranza, lo vedremo in decine di intercettazioni: il disegno è univoco”.
Il PM inizia poi a leggere le intercettazioni telefoniche focalizzandosi sull’incontro al comune di San Biagio tra Rosa e Speranza: “Abbiamo qui la voce diretta di Rosa, non sono più le presunte millanterie di Speranza […] Rosa ha utilizzato il sistema telematico affinché la gara possa apparire regolare. E poi dice che sa che la ditta Masala non partecipa, ma cosa è stata invitata a fare? E poi dici che non è truccata la gara? Non è truccata una gara che dovrebbe essere tra sei operatori ed avviene tra due e i nomi vengono pure rivelati?”.
Secondo la requisitoria del PM le intercettazioni e le parole pronunciate proprio da Rosa sono incriminanti “Possiamo definire leggerezza un RUP che dichiara che a fare quelle cose si finisce in galera? – chiede il PM – Ritengo che ció ho spiegato dimostri in modo inequivocabile la turbativa. Chiedo la pena base sul reato più grave, il non riconoscimento delle generiche, 2 anni e mesi 6 e 1400 euro di multa”.
Ovviamente è di diverso avviso la difesa con l’avvocato Bosio che, invece, ha iniziato la sua arringa partendo dalla realtà locale dei Comuni piccoli come quelli di Castelvittorio: “Sono piccoli, bisogna incastrare tutto, spesso le gare sono deserte, sono situazioni non facili che non giustificano comportamenti illeciti ma che dobbiamo considerare quando un pubblico funzionario si muove in questi ambiti. Anche i rapporti personali sono inevitabili, ci si conosce tutti”.
L’arringa procede poi con un focus sui capi di imputazione “Trovo semplicistico dire che se riveli i nomi fai sia rivelazione di segreto d’ufficio che turbativa d’asta – dichiara l’avvocato Bosio, che prosegue – Spesso Speranza millanta, quando si fa riferimento alla frase “finiamo in galera” non lo dice Rosa, lo dice Speranza, certo c’è grande suggestione, ma vediamo esattamente come si sono svolte le cose”.
Parlando poi dell’ambientale di San Biagio l’avvocato dichiara: “È un fatto oggettivo che Rosa abbia rivelato i nomi delle ditte, ma Rosa nelle intercettazioni non commenta mai, non ha mai parlato con Speranza del ribasso o di altre modalità. Non convince l’affermazione di Rosa che attribuisce ad una leggerezza il fatto di aver rivelato i nomi delle ditte? Il reato di rivelazione del segreto di ufficio c’è, ma non influisce sulla turbativa d’asta e non è provato l’accordo. La chiave di lettura della condotta di Rosa di di una estrema leggerezza non scusabile ma senza altre finalità”.
La richiesta della difesa quindi parte dalla richiesta di applicazione del 131 bis e consegue ad una richiesta di assoluzione.
Una vicenda partita da un’intercettazione ambientale
Le indagini, partite nel 2022, hanno portato alla luce un presunto rapporto di confidenza tra Rosa e i fratelli Speranza, titolari della Edilcantieri. In una conversazione intercettata tra Rosa e Gaetano Speranza, sono emersi i nomi delle ditte che sarebbero poi state effettivamente invitate alla gara, fatto che ha fatto scattare l’accusa di turbativa.
Durante le precedenti udienze, sono stati ascoltati il luogotenente dei Carabinieri Camplese e il brigadiere Lettieri, i quali hanno confermato la presenza di contatti diretti tra l’imputato e i fratelli Speranza e descritto le fasi dell’acquisizione dei documenti di gara, avvenuta mentre la procedura era ancora formalmente aperta.
Nel corso del proprio esame in aula, Rosa ha fornito la sua versione dei fatti, spiegando di aver scelto il sistema telematico per garantire trasparenza e tracciabilità. Ha ammesso di aver rivelato i nomi delle ditte, definendola “una leggerezza”, ma ha negato qualsiasi intenzione di favorire Edilcantieri.






