La pratica relativa alla realizzazione del biodigestore di località Colli a Taggia prende avvio nel 2017, quando la società Idroedil di Ghilardi presenta uno studio di fattibilità alla Provincia su un impianto, in grado di lavorare l’umido indifferenziato, per produrre un compost di qualità. La Provincia con delibera di consiglio ritiene l’opera di pubblica utilità.
Nel 2017 il progetto e nel 2021 il bando europeo per il project financing aggiudicato dalla Waste Recycling Imperia
Nel 2021 la società Idroedil presenta un progetto preliminare, che la Provincia mette in gara, con un bando europeo di project financing. Alla gara partecipa solo la Waste Recycling Imperia Srl, amministratore unico Massimo Ghilardi di Idroedil, che quindi si aggiudica la realizzazione. Trattandosi di un project financing, se a vincere fosse stata una ditta diversa dal proponente, la proponente, secondo la legge, avrebbe potuto subentrare, impegnandosi a realizzare l’impianto al costo offerto dalla società vincente.
Dopo due anni di valutazioni da parte di numerosi enti, il progetto viene approvato in via definitiva. Nel luglio del 2023 la Provincia, a seguito di una trattativa privata conclusasi nel precedente mese di giugno, affida alla Avalon Srl di Piacenza l’incarico di supervisione e coordinamento lavori relativo al progetto di realizzazione di un impianto per il recupero e la valorizzazione di rifiuti organici e verdi finanziato nell’ambito del Pnrr, per un corrispettivo di 138mila euro oltre Iva ed oneri.
L’affidamento ufficiale dell’incarico ad Avalon compare nelle carte della Provincia quindi nel luglio 2023, quando il finanziamento è già stato concesso. Ma secondo gli investigatori della Procura Europea (Eppo) di Torino, in realtà, il patron di Avalon, Riccardo Demicheli, avrebbe ben prima predisposto le pratiche per la richiesta di finanziamento, poi sottoscritte dal Presidente della Provincia Claudio Scajola e inviate al Ministero dell’Ambiente, che diede parere favorevole al finanziamento Pnrr da oltre 6 milioni di euro, con un Decreto datato 2 gennaio 2023.
Val la pena ricordare che in precedenza la stessa Avalon Srl aveva acquisito diversi incarichi anche dal Comune di Imperia e un altro incarico di importo più modesto dal settore amministrativo della Provincia. E quest’ultimo passaggio dimostra inequivocabilmente che la società di Piacenza aveva già messo un piede nell’ente provinciale.
Nel 2024, ad aprile, la Idroedil firma un contratto di convenzione con la Provincia, impegnandosi a presentare il progetto esecutivo entro il successivo 10 agosto, cosa che puntualmente fa. La Provincia in seguito fa validare il progetto da una società a livello europeo, per giungere al via libera per l’inizio dei lavori del biodigestore.
Se il finanziamento da oltre 6 milioni di euro fosse andato a buon fine, ci sarebbe stata un’iniezione importante di liquidità per procedere speditamente alla realizzazione dell’impianto e a quel punto la Provincia avrebbe potuto ottenere una riduzione delle tariffe Tari per i cittadini in fase di gestione dell’impianto da parte di Idroedil. Come ormai più che noto, la buccia di banana su cui è scivolata la Provincia, seguendo i suggerimenti di Avalon, sta nel fatto che il progetto del biodigestore prevede una discarica di servizio e quindi non può rispettare uno dei fondamentali dettami del Pnrr relativo alla tutela dell’ambiente. E la discarica, insieme all’impianto fanno parte di un unico progetto che non può essere diviso, come Avalon aveva ipotizzato di fare per tentare di non perdere il prezioso finanziamento.
Il “parere pro veritate” che avvia verso la revoca del finanziamento Pnrr da parte del Ministero dell’Ambiente
A far scoperchiare il calderone è stato un “parere pro veritate” chiesto a un legale da Idroedil, a seguito del quale i vertici della stessa società hanno rifiutato di firmare i documenti legati alle certificazioni da fornire al Ministero per far ottenere alla Provincia il finanziamento Pnrr. Tutte notizie anticipate all’epoca dal nostro giornale, che hanno portato la Provincia a dover comunicare al Ministero la reale situazione, condannando così il progetto alla revoca del finanziamento e attirando al tempo stesso l’attenzione della sezione di Torino della Procura Europea (Eppo).
In seguito lo stesso presidente Claudio Scajola ammetterà davanti alle telecamere: “Sapevamo che era un po’ forzato, ma ci abbiamo provato lo stesso”. Ed è proprio quell’averci provato che, secondo la Procura Europea di Torino, si traduce in una “tentata truffa” ai danni dell’Unione Europea.
Non è la prima volta che Avalon Srl finisce sotto la lente degli inquirenti. Come già riportato dal nostro giornale, anche la Procura generale della Corte dei Conti aveva avviato accertamenti sulle consulenze affidate alla società, sia dal Comune di Imperia che da altri Comuni del Ponente.
E fin qui la vicenda Pnrr – Avalon. Ma il biodigestore merita un ulteriore approfondimento. Si tratta di infatti di un project financing che viaggia indipendentemente da finanziamenti esterni. La responsabilità della realizzazione è in capo alla la Waste Recycling Imperia Srl che ha vinto la gara. Ma fin dall’inizio di quest’anno sono emerse difficoltà da parte della Waste a reperire fondi attraverso un solido partner industriale, soprattutto dopo che in Regione si è iniziato a parlare di inceneritori e dopo che Amiu Genova si è defilata quale possibile partner.
L’ipotesi di utilizzare la discarica di servizio del biodigestore come discarica per indifferenziato
Nonostante le difficoltà, comunque, la Waste – Idroedil i lavori li ha iniziati, partendo dalle opere di movimento terra per creare la base per il nuovo impianto. Qualche mese fa, però, a margine di un’Assemblea dei sindaci, il presidente della Provincia Claudio Scajola annuncia di studiare una strada per ridurre la tariffa Tari ai cittadini e poco dopo spunta, sempre in Provincia, una lettera con la quale la Waste propone alla stessa Provincia di anticipare lavori della discarica di servizio per iniziare ad usarla come discarica di indifferenziato, risparmiando così sui costi di conferimento del rifiuto tal quale fuori del territorio provinciale e al tempo stesso garantendo un sicuro e immediato introito alla società..
La notizia, tenuta riservata, fa infuriare il sindaco di Taggia Mario Conio, contrario all’utilizzo improprio della discarica di servizio, che, dovrà in seguito garantire la vita del nuovo impianto e preoccupato che possa anche sorgere un’ipotesi di turbativa d’asta. Il bando del project financing infatti non prevedeva questa ipotesi, sicuramente più remunerativa del solo biodigestore e quindi la gara con una simile modifica avrebbe potuto raccogliere altre adesioni.
Gli stessi dubbi, stando a quanto appreso dal cronista, vengono confermati dagli uffici del settore Ambiente della Provincia e dopo un paio di riunioni con il presidente Scajola, l’ipotesi viene definitivamente accantonata. E almeno per questa volta ci si è risparmiati l’ennesima inchiesta giudiziaria. Forse.
A cura di Andrea Pomati






