18 Aprile 2026 18:06

Imperia, sparisce la salma del padre al cimitero. L’avvocato Basso: “Chiediamo la prova del DNA per identificazione”

Il nostro obiettivo non è il risarcimento, ma riportare a casa i resti del padre della mia assistita”. È quanto dichiarato ad ImperiaPost dall’avvocata Angela Basso, legale di Fiorella Schiavinato, al termine della prima udienza civile tenutasi ieri, martedì 9 luglio, davanti alla giudice Maria Teresa De Sanctis. La causa vede come convenuti il Comune di Imperia, la SL Cooperativa sociale Onlus e tre compagnie assicurative, per un risarcimento danni richiesto pari a 250 mila euro.

La ricostruzione della vicenda

La storia risale al 10 aprile 2023, quando Fiorella Schiavinato si reca, come di consueto, al cimitero di Porto Maurizio per far visita alla tomba del padre, Liberale, sepolto lì dal 2002. Ad attenderla, però, una scena inquietante: lapide assente, terreno dissestato e pietre tombali rimosse. Passano mesi prima che le venga comunicata ufficialmente l’esumazione, prevista per il 26 agosto. Tuttavia, al suo arrivo quel giorno, scopre con sgomento che nel punto in cui sorgeva la tomba del padre è già avvenuta una nuova sepoltura. Un operaio della cooperativa le riferisce di aver riesumato erroneamente un’altra bara, poi rivelatasi appartenente a una terza persona.

Il 5 settembre arriva infine la conferma: la bara del padre è stata riesumata il 25 agosto, un giorno prima rispetto alla comunicazione ufficiale. Ma l’identificazione non è possibile: la cassa è priva della targhetta e della fede nuziale. Schiavinato chiede allora un test del DNA, ma la richiesta viene respinta.

Avvocato Basso: “Negata ancora la consulenza tecnica collaborativa”

La prima udienza – ha spiegato l’avvocata Angela Basso – è stata quella di comparizione delle parti. Le memorie difensive con eccezioni e richieste di prova erano già state depositate. In aula erano presenti la signora Schiavinato e i membri della cooperativa. Sarebbe stata opportuna anche la presenza di rappresentanti del Comune. Ho ribadito ancora una volta che il nostro interesse non è economico: se una consulenza tecnica con esame del DNA confermasse che quei resti sono del padre della mia assistita, il risarcimento verrebbe ridotto sensibilmente, restando solo il danno morale. Se invece non fosse lui, significherebbe che i resti sono andati perduti”.

E conclude: “Ho chiesto la disponibilità a una consulenza tecnica collaborativa, ma le controparti l’hanno nuovamente negata. Ora sarà la giudice De Sanctis a decidere come procedere e quali mezzi di prova ammettere”.

Un caso delicato, che tocca profondamente la dignità di una famiglia e pone interrogativi sulla gestione dei cimiteri cittadini.

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