Si celebra oggi, 14 luglio, la Giornata Mondiale degli Squali, un’occasione importante per riflettere su una delle creature marine più fraintese ma fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi marini. Spesso associati a immagini di terrore e panico – complice anche l’iconico film “Lo Squalo” di Spielberg – gli squali sono invece specie preziose da tutelare, anche nel nostro Mar Ligure.
Secondo i dati diffusi dal WWF, nei mari italiani si contano 66 specie di squali e razze, ma oltre il 50% di queste risulta minacciato. La IUCN classifica 42 specie di pesci cartilaginei (tra cui squali, razze e mobule) come a rischio nel Mediterraneo. Percentuali allarmanti che impongono una riflessione: gli squali sono super predatori, fondamentali per regolare la piramide alimentare marina, mentre le razze e le mobule svolgono un ruolo cruciale nel sostenere la biodiversità e nel trasporto di nutrienti tra le profondità e la superficie.
Fulvio Garibaldi (Unige)
Come abbiamo detto nel nostro immaginario gli squali appartengono a mari esotici e lontani. Eppure, anche il Mar Ligure ospita una grande varietà di specie, alcune delle quali ben più vicine alle nostre coste di quanto si possa pensare. Dalle verdesche ai mako, dalle mobule agli squali elefante, la biodiversità del nostro mare è ricca e affascinante, ma anche minacciata da pesca, inquinamento e cambiamenti climatici. Ne abbiamo parlato con un esperto del settore, Fulvio Garibaldi biologo e professore dell’Università di Genova DISTAV che ci ha aiutato a fare chiarezza su quali squali popolano il Mar Ligure, perché alcune specie si stanno avvicinando alle spiagge e cosa possiamo fare per tutelarle.
Quali squali ci sono nel Mar Ligure e quali sono le specie più comuni?
Nel Mar Ligure troviamo praticamente tutte le specie di squali presenti nel Mediterraneo, circa un centinaio, considerando sia gli squaliformi che i raiformi. Molte sono specie di acque profonde, difficilmente visibili, se non quando vengono catturate accidentalmente con la pesca. Altre invece, come alcune specie pelagiche, sono più comuni anche nei mercati, visto che la carne di squalo viene ancora venduta e consumata.
Tra le specie pelagiche più frequenti c’è sicuramente la verdesca (Prionace glauca), anche nota come squalo blu. Altre specie relativamente comuni in Mar Ligure sono il mako (Isurus oxyrinchus) e lo smeriglio (Lamna nasus), appartenenti alla stessa famiglia dello squalo bianco.
E lo squalo bianco?
Lo squalo bianco purtroppo è in forte declino nel Mediterraneo, a causa soprattutto delle catture che avvengono nel bacino meridionale (Tunisia, Libia, Algeria). Nella nostra zona ci sono stati alcuni avvistamenti recenti, ad esempio nella zona di Porquerolles e Marsiglia, e in passato anche in Toscana e alcuni casi molto antichi direttamente in Mar Ligure. È un animale che desta sempre molta attenzione, ma tra gli squali pelagici è comunque la verdesca la specie più abbondante.
E tra i raiformi?
Tra i raiformi pelagici, una delle specie più interessanti è la mobula, la cosiddetta “manta del Mediterraneo”. Negli ultimi tempi si è osservata una presenza anomala di numerosi esemplari molto vicini alle coste, spesso anche in mezzo ai turisti, non solo in Italia, ma anche in Spagna e Francia. Non è ancora chiaro il motivo preciso di questo comportamento, ma potrebbe essere legato all’aumento delle temperature marine.
La mobula ha sofferto moltissimo la pesca con le spadare negli anni ’80 e ’90, ma con la fine di quella pratica la popolazione sembra in ripresa.
Ci sono anche squali di fondo?
Sì, molti squali del Mar Ligure sono specie di fondo, difficilmente visibili. Tra i più comuni ci sono i gattucci, spesso presenti anche nei supermercati. Esistono però anche specie molto grandi come lo squalo capopiatto (Hexanchus griseus), che può raggiungere anche 400-500 kg di peso e vive a profondità superiori ai 1.500 metri. Alcune specie più piccole possono finire in catture accidentali.
Come si spiega la presenza ravvicinata di mobule quest’estate?
Il fenomeno è coinciso con un’ondata di calore e con una condizione di mare molto stabile. Questo potrebbe aver favorito l’avvicinamento alle coste per nutrirsi di plancton. Le mobule, come anche i cetorini (squali elefante), sono planctofagi e si avvicinano spesso alle coste tra maggio e giugno per nutrirsi. Alcuni esemplari sono arrivati fino alla spiaggia e purtroppo alcuni sono morti. Sono in corso accertamenti per capire se ci siano patogeni o altri fattori in gioco.
Cosa possiamo fare per proteggere gli squali?
Gli squali sono in difficoltà a causa della loro biologia: crescono lentamente, si riproducono poco e sono molto sensibili alla pressione della pesca, anche quella accidentale. Tuttavia, negli ultimi anni, c’è stata una certa ripresa per alcune specie grazie a una maggiore consapevolezza e sensibilizzazione del pubblico.
Un esempio positivo arriva dalla pesca ricreativa, dove oggi, nella maggior parte dei casi, gli squali catturati accidentalmente – come il mako – vengono rilasciati. È un segnale incoraggiante.
È importante diffondere la conoscenza del fatto che gli squali ci sono anche nei nostri mari, ma non rappresentano un pericolo. È molto più pericoloso attraversare la strada che fare il bagno nel Mar Ligure. Dobbiamo cambiare percezione: la presenza degli squali è un indicatore di buona salute del mare. La loro conservazione è fondamentale, perché sono predatori di vertice e la loro scomparsa è un segnale di squilibrio ambientale.
A cura di Selena Marvaldi






