14 Aprile 2026 12:06

Imperia, la città delle serrande abbassate / Le immagini

In breve: Avanzano i progetti per nuovi supermercati e centri commerciali dall'ex stazione di Oneglia e in zona ex Ferriere, ma le attività cittadine continuano ad arrancare

Una sfilata di serrande abbassate, insegne divelte, porte chiuse e luci spente accompagna tristemente chiunque decida di passeggiare per il centro di Oneglia. Quello che ancora oggi buona parte degli imperiesi sono soliti chiamare il cuore pulsante della città – almeno in termini di commercio e servizi – assomiglia sempre di più a un sito archeologico, con le vestigia di un passato una volta dorato e ormai in rovina. O a un cimitero, con un mesto passaggio dai locali ai loculi, che è ben più di un semplice scambio di vocali.

Avanzano i progetti per nuovi supermercati e centri commerciali dall’ex stazione di Oneglia e in zona ex Ferriere, ma le attività cittadine continuano ad arrancare

Si contano a decine gli esercizi commerciali chiusi nel centro di Oneglia. Si tratta di attività chiuse di recente, o di negozi serrati ormai da tempo. In alcuni casi la memoria fa fatica a tornare indietro e a ricordare che tipo di attività si trovasse in quel luogo. Sono molti, infatti, i locali svuotati o adibiti a magazzino che tradiscono un passato differente, ormai perso nel tempo.

Uno scenario, questo, che cozza con il futuro ambizioso di una città che guarda avanti, attendendo l’arrivo di nuovissime realtà commerciali, come l’Esselunga che dovrebbe sorgere nell’area dell’ex stazione di Oneglia, o il supermercato/centro commerciale in fase di realizzazione al posto delle ex Ferriere. Senza dimenticare il nuovo lussuoso progetto da 18 milioni di euro per la riqualificazione dell’eliporto proposto dalla società Infracorp e accolto con grande soddisfazione da parte del Comune.

Le ragioni dietro a un fenomeno così diffuso evidentemente sono molteplici. Non si può fare di tutta l’erba un fascio né puntare il dito contro un unico responsabile. Il Comune, in questi casi, sarebbe un facile parafulmine, ma la realtà, si sa, è ben più sfumata.

Uno dei fattori principali è l’età – commenta il presidente provinciale di Confesercenti Ino Bonello, raggiunto telefonicamente da Imperiapost – . I vecchi commercianti hanno raggiunto i limiti di età e non c’è stato ricambio generazionale. I negozi storici hanno chiuso e nessuno ha sostituito queste attività. Un giovane che decide di fare qualche cosa prima di mettersi in attività ci pensa bene. Investire del capitale, fare magazzino, arredare il negozio, non facilita l’approcciarsi di un giovane a fare il commerciante. Preferiscono fare corsi di specializzazione, studiare e fare altro, piuttosto che aprire un’attività commerciale. Chi ha una specializzazione turistica, alberghiera o di ristorazione, cerca dove c’è più movimento che non a Imperia. Persone che avevano attività nel nostro territorio si sono spostati in Costa Azzurra, dove c’è una stagionalità più ampia“.

Poi tra le cause che si possono elencare – prosegue Bonello– ci sono anche l’aumento dei costi degli affitti e quelli della merce. Anche la tassazione incide notevolmente sulle attività commerciali“.

Diversi problemi nell’ultimo anno sono giunti anche dalla raffica di multe elevate ai commercianti a causa del regolamento comunale sulle insegne, situazione poi rientrata anche grazie alla mediazione delle associazioni di categoria.

È forse il caro affitti, però, lo scoglio più grande: “In via San Giovanni, come anche alla fine di via dell’Ospedale, hanno cominciato ad aumentare gli affitti e molti hanno chiuso, molti si sono spostati, molti cambiano attività ogni due anni – aggiunge ancora il presidente provinciale di Confesercenti-. Abbiamo chiesto agevolazioni ai comuni (con gli affittuari non possiamo parlare perché sono privati). Con i comuni abbiamo intavolato una serie di discorsi, compreso quello di dare alcuni contributi in alcune zone, con il Comune di Imperia è stato fatto sul Parasio, con quello di Sanremo nella Pigna“.

Diversi negozi storici sono stati sostituiti da grosse catene, ma – spiega sempre Bonello – “non sono molte, la zona non è appetibile per le catene, scelgono città più importanti“.

Un discorso diverso quello della grande distribuzione, come Esselunga per l’appunto. “I negozi in franchising sono degli imprenditori che comprano il marchio della catena, pagano un affitto alla società madre e poi comprano il prodotto da loro in conto vendita – puntualizza il referente di Confesercenti-. Hanno comprato un marchio e vivono con la percentuale su quello che vendono. Esselunga è grossa distribuzione, loro hanno interesse a occupare spazi commerciali, perché se no qualcun altro occupa al posto loro. Poi che quella parte venda di più o di meno fanno un discorso di catena. Se a Imperia l’Esselunga pareggia i conti a loro interessa poco, hanno uno spazio, hanno occupato un territorio e magari con l’Esselunga di Albenga guadagnano anche per Imperia“.

Non una contraddizione, dunque, l’arrivo della grossa distribuzione in una città dal tessuto commerciale ansimante, semmai un terreno preparatorio. Queste attività, infatti, “danneggiano il commercio di vicinato. Preferiscono far chiudere le botteghe per far aprire i supermercati. Creano un lavoro povero, perché chi lavora nei supermercati guadagna stipendi risicati. Invadono il territorio, e quindi c’è un discorso ambientalista, dove fanno un supermercato tra costruzione e parcheggi intorno, il discorso di riqualificazione del territorio va a farsi benedire“, conclude Bonello.

Che ne sarà, dunque, del tessuto commerciale imperiese? Se il futuro non si può prevedere è però evidente che il presente non è del tutto incoraggiante. Cosa intende fare questa città – istituzioni e semplici cittadini compresi – per non svuotarsi di tutto ciò che la rende viva? Forse il proverbio si sbaglia: lo stolto è colui che guarda la luna e intanto gli rubano il dito.

A cura di Matteo Cantagallo

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