Si è svolta questa mattina, martedì 28 ottobre, una nuova udienza del processo a carico dei tre uomini accusati di aver aggredito brutalmente un sanremese nella sua abitazione nella notte tra il 4 e il 5 novembre 2021. Dopo l’audizione della madre della vittima nelle precedenti udienze, il collegio presieduto dal giudice Carlo Alberto Indellicati ha proseguito con l’esame degli imputati e dei testimoni della difesa, rappresentata dagli avvocati Luca Ritzu, Luigi Patrone e Alessandro Sindoni.
Il vicino di casa: “Aprii io il cancello. Poco dopo venne da me dicendo che gli avevano portato via tutto”
Il primo testimone ascoltato è stato il vicino di casa della presunta vittima. Ha raccontato di essere stato lui, quella sera, ad aprire il cancello d’ingresso ai tre imputati, lasciandoli entrare nel giardino dell’abitazione. Poco dopo, la vittima si sarebbe presentata a casa sua, visibilmente scossa, dicendogli che “erano entrate delle persone in casa e gli avevano portato via tutto”. Il testimone ha aggiunto: “Non mi sembrava stesse particolarmente male, ma aveva delle escoriazioni sul volto”.
Ha poi riferito di aver ricevuto messaggi da uno degli imputati nei giorni precedenti, nei quali si parlava di un presunto debito della vittima. Secondo lui, però, il racconto dell’aggredito era ricco di incongruenze, anche in merito al numero e alla tipologia degli oggetti rubati.
Il giudice Indellicati ha quindi richiamato un passaggio chiave delle intercettazioni: “Era chiaro l’intento dei tre imputati di usare delle maniere pesanti. Lei sapeva delle intenzioni dei tre. Ha aperto il cancello e poi non ha sentito niente?”
Il primo imputato: “Solo qualche schiaffo. Nessuna rapina”
È quindi iniziato l’esame del primo imputato, che ha ricostruito i rapporti con la parte offesa e l’origine del prestito di denaro al centro della vicenda. Ha definito l’episodio come “una lite rapidissima”, ridimensionandolo a “un paio di schiaffi e un cazzotto”, negando qualsiasi rapina o sottrazione di oggetti.
Una versione contestata dal pubblico ministero Enrico Cinnella Della Porta, che ha ricordato come i video e le intercettazioni acquisite agli atti raccontino un’altra storia: il naso spaccato della vittima e la frase dell’imputato, intercettato successivamente, che affermava di aver “dormito con la mano nel ghiaccio”.
L’imputato ha inoltre negato legami tra il prestito e il traffico di droga. Sulla pistola, che secondo l’accusa sarebbe stata puntata e infilata in bocca alla vittima, la difesa ha sostenuto che si trattasse di un’arma ordinata online, ma mai arrivata.
Il secondo imputato: “Avevamo bevuto, volevamo solo riprenderci i soldi”
Il secondo imputato ha confermato la versione del compagno: nessuna rapina, solo una discussione degenerata. Ha raccontato che, prima di andare a casa della vittima, avevano bevuto e parlato di “andare a riprendersi i soldi”. Anche lui ha parlato di “qualche schiaffo”, senza ulteriori violenze.
Il terzo imputato: “Arrivai dopo. Cercai di aiutarlo”
Diversa la posizione del terzo imputato, che ha dichiarato di essere entrato nell’abitazione solo dopo l’aggressione. Ha raccontato di aver prestato un primo soccorso alla vittima, tamponandogli il sangue alla testa con una maglietta. “Quando sono arrivato, ho chiesto loro cosa fosse successo”, ha detto.
Le richieste del PM e delle difese
Al termine dell’udienza, il pubblico ministero ha chiesto la condanna di tutti e tre gli imputati per entrambi i capi di imputazione, con la riqualificazione del reato principale da rapina aggravata a tentata rapina aggravata dal numero di persone, escludendo l’aggravante dell’arma. La pena richiesta è di 4 anni e 6 mesi di reclusione e 1.500 euro di multa.
L’avvocato Luigi Patrone ha invece chiesto l’assoluzione per il terzo imputato. Le discussioni finali degli avvocati Luca Ritzu e Alessandro Sindoni sono state fissate per il 9 dicembre alle ore 10. Seguiranno le repliche.






