È arrivata questa mattina, dopo mesi di attesa e rinvii, la sentenza del Tribunale di Imperia nei confronti di Giorgio Rossetto, storico attivista torinese legato al movimento No Tav e leader del centro sociale Askatasuna.
La giudice Di Naro si è pronunciato al termine dell’udienza svoltasi oggi, venerdì 12 gennaio. In merito alle ripetute violazioni delle misure legate alla sorveglianza speciale, Rossetto è stato condannato a 5 mesi e 10 giorni di reclusione con l’esclusione della recidiva.
Rossetto, che ha già annunciato di voler ricorrere in Appello, era accusato di ripetute violazioni delle prescrizioni legate alla misura di sorveglianza speciale impostagli nel 2023 dal Tribunale di Torino, misura che imponeva l’obbligo di soggiorno nel comune di Bussoleno (TO) per un periodo di tre anni.
La sentenza
La Giudice, in prima istanza, ha rigettato le eccezioni e vista l’assenza di repliche l’imputato Giorgio Rossetto ha voluto ritagliarsi un piccolo spazio per rilasciare alcune dichiarazioni spontanee: “Non sono un santo, ma questo percorso è diventato una persecuzione giudiziaria con situazioni come il ritiro della patente da parte della Procura di Torino che mi ha causato non pochi problemi anche lavorativi. Poi per 40 giorni impedirmi di entrare nei locali dalle 17 alle 20 è una dimensione che mi sembra strana. Così come impedirmi di andare ai funerali, alle pubbliche riunioni o alle iniziative dell’ANPI o non svolgere il mio lavoro sindacale sono tutte cose gravose. Quasi era meglio il confino della sorveglianza speciale, quindi anche in futuro credo che continuerò a violare e trasgredire alcune regole“ ha chiosato l’imputato.
La vicenda giudiziaria
Il procedimento si è distinto per l’importante rilievo giuridico legato all’eccezione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Giorgio Tomarchio. Secondo la tesi difensiva, la misura di sorveglianza speciale violerebbe il principio di uguaglianza previsto dalla Costituzione e avrebbe un carattere sproporzionato, considerata la personalità dell’imputato e le motivazioni familiari alla base delle violazioni contestate.
Rossetto, infatti, aveva dichiarato di aver violato volontariamente le restrizioni imposte per raggiungere la propria compagna e i familiari a Taggia, dopo che oltre 40 richieste di permesso erano state sistematicamente rigettate dalle autorità.
Anche in occasione dell’udienza odierna, numerosi sostenitori dell’attivista si sono radunati davanti al Tribunale di Imperia. Una volta aperte le porte dell’aula, i presenti, tra cui esponenti dei centri sociali imperiesi, movimenti studenteschi e militanti No Tav, hanno seguito con attenzione lo svolgimento dell’udienza, confermando il sostegno al leader di Askatasuna.






