«L’aumento dei casi di malattie sessualmente trasmissibili in Liguria, e in particolare nella provincia di Imperia, non può essere ridotto solo a un semplice effetto di una migliore capacità diagnostica».
Il consigliere regionale PD torna sulla sua interrogazione di ieri e analizza i numeri ufficiali dell’ATS Liguria
Lo dichiara il consigliere regionale Enrico Ioculano, che ha portato il tema in Consiglio regionale con un’interrogazione a risposta immediata, alla luce dei dati ufficiali dell’Azienda di Tutela Salute Liguria (ATS). Secondo questi dati, riporta il consigliere PD, nell’Area 1 (provincia di Imperia), tra il 2020 e il 2025, i casi sono passati da 58 a 167, con un incremento del 188%, e un aumento dell’incidenza da 27,1 a 78,0 casi per 100.000 abitanti. Particolarmente marcati gli incrementi di sifilide (+320%), clamidia (+179%) e gonorrea (+71%), patologie che colpiscono in modo significativo le fasce più giovani della popolazione.
«La risposta dell’assessore regionale alla Sanità – spiega Ioculano – riconosce l’aumento dei casi e richiama correttamente il ruolo della maggiore sensibilità diagnostica e dell’intensificazione delle attività di screening. Tuttavia, i dati territoriali mostrano un quadro che non può essere spiegato solo in questi termini».
Dalla stessa nota di ATS, sottolinea sempre il consigliere Ioculano, emergerebbe infatti un andamento non omogeneo sul territorio regionale. In Area 2 non si evidenziano aumenti significativi e il trend è indicato come stabile, sebbene con una possibile sottostima legata ai meccanismi di notifica. In Area 3, nel periodo 2023–2025, i casi complessivi segnalati sono stati 115 nel 2023, 125 nel 2024 e 59 nel 2025, con prevalenza di gonorrea e sifilide. In Area 5, tra il 2020 e il 2025, le segnalazioni sono descritte come molto basse, con pochissimi casi notificati di sifilide e infezioni gonococciche. In Area 4, infine, ATS segnala che i dati disponibili sono limitati e riferiti esclusivamente ai casi notificati dai reparti specialistici ospedalieri, rappresentando verosimilmente una sottostima significativa dell’incidenza reale.
«Questo confronto – prosegue il Vicepresidente della commissione salute di Regione Liguria – pone una questione che non può essere elusa: se l’aumento fosse dovuto principalmente a una migliore diagnosi e a più screening, ci aspetteremmo un andamento più uniforme nelle diverse Aree della Liguria. Così non è».
«Di fronte a questi numeri – conclude Ioculano – le ipotesi sono due: o nelle altre Aree non siamo in grado di far emergere adeguatamente la patologia, con un problema di screening e di notifica, oppure nell’Area 1 esiste un fattore sociale e sanitario specifico che sta amplificando il fenomeno. In entrambi i casi, la risposta non può limitarsi a prendere atto dei dati: serve un salto di qualità nelle politiche regionali di prevenzione, rafforzando l’educazione alla salute sessuale e gli interventi informativi e preventivi, soprattutto nei territori più colpiti e a partire dai giovani. La sanità pubblica deve anticipare i problemi, non rincorrerli».






