19 Aprile 2026 01:07

Imperia: “Il profumo è nell’aria”, il viaggio di Enzo Ferrari alla riscoperta delle aziende profumiere del Ponente /Video

In breve: Un libro dedicato a tante imprese, spesso dimenticate, che hanno segnato un'importante pagina della storia economica del territorio

C’è un filo invisibile che attraversa la storia di Imperia, sottile e persistente come una fragranza nell’aria. È il filo che lega l’identità del territorio alla tradizione delle aziende profumiere.

Un libro dedicato a tante imprese, spesso dimenticate, che hanno segnato un’importante pagina della storia economica del territorio

A raccontarlo è Enzo Ferrari nel suo libro “Il Profumo è nell’aria”, un’opera che restituisce voce e dignità a un comparto produttivo spesso rimasto ai margini della narrazione storica locale

L’autore, profondo conoscitore della realtà imperiese, firma un lavoro che si muove tra ricerca documentale e memoria collettiva, ricostruendo la nascita, l’evoluzione e talvolta il declino delle imprese legate alla produzione di essenze e profumi nel territorio di Imperia.

È proprio un mondo particolare spiega Enzo Ferrari – un mondo non direi collaterale a quello dell’olio perché non è vero, è un mondo suo, un mondo che ha avuto una sua storia, che ha ancora una sua storia, proprio legata al territorio. Legata a questo particolare territorio che è l’estremo ponente, ricco di essenze naturali e di essenze anche coltivate, perché nel passato molti hanno coltivato e credono ancora in questa attività di floricoltura, da cui si ricavano delle essenze importanti. Non solamente dalla lavanda, ma anche da altri fiori come gelsomino, rosa, mimosa, iris, che sono fiori che vediamo nei campi, ma che sono anche utili per un’attività profumiera.

L’idea è venuta insieme a un grande collezionista imperiese, che è il signor Sergio Cecchinel, che negli anni ha raccolto tantissima documentazione nel campo delle aziende profumiere del territorio.

Da qui sono partito per allargare l’argomento un po’ a tutta la zona del Ponente, quindi da qui arrivare fino a Ventimiglia, compreso l’entroterra, la Val Nervia, la Valle Argentina, la zona di Vasia e Pantasina, che ancora adesso sono, magari in maniera artigianale forse, ma comunque sempre di buon livello qualitativo“.

Nel volume emerge come la vocazione commerciale e marittima della città abbia favorito, tra Otto e Novecento, lo sviluppo di attività legate alla trasformazione di materie prime aromatiche. Le aziende profumiere locali non erano soltanto realtà artigianali, ma veri e propri laboratori di innovazione, capaci di coniugare tradizione botanica e spirito imprenditoriale.

Ferrari ricostruisce le storie di famiglie, marchi e stabilimenti che hanno contribuito a diffondere fragranze oltre i confini liguri, intrecciando le vicende economiche con quelle sociali. Ne esce il ritratto di una comunità laboriosa, in cui il profumo diventa metafora di un’epoca di crescita e fiducia nel progresso.

Tra memoria e identità

“Il Profumo è nell’aria” non è soltanto un saggio storico: è anche un atto d’amore verso il territorio. Attraverso testimonianze, aneddoti e documenti d’archivio, Ferrari restituisce al lettore il clima culturale di un tempo in cui l’industria profumiera rappresentava un elemento distintivo dell’identità cittadina.

Il libro invita a riflettere sul valore della memoria industriale e sulla necessità di conservarla. In un’epoca in cui molte produzioni locali hanno lasciato spazio a dinamiche globali, la riscoperta delle radici diventa un modo per riaffermare l’unicità di un territorio.

Un contributo alla storia locale

Con questo lavoro, Enzo Ferrari arricchisce il panorama editoriale ligure con un testo che si rivolge non solo agli studiosi, ma anche ai cittadini e agli appassionati di storia economica. La narrazione scorrevole rende accessibile un tema specialistico, trasformando la storia delle aziende profumiere in un racconto coinvolgente.

“Il Profumo è nell’aria” dimostra come anche una realtà apparentemente di nicchia possa raccontare molto di una comunità. Perché, come suggerisce il titolo, certe tracce, proprio come i profumi, restano sospese nel tempo, pronte a riemergere e a ricordarci chi siamo stati.

Sottolinea Sergio Cecchinel: “Io ho sempre avuto le case a Nava e di lì ho maturato l’interesse per la Lavanda ColdiNava. Poi piano piano ho sviluppato l’interesse e ho capito che c’era tanto materiale disperso, l’ho raccolto, l‘ho cercato, perché poi era il periodo in cui si trovava ancora qualcosa.

Su Nava ho trovato il primo disegno, la prima matrice della Lavanda ColdiNava. Perché la Lavanda ColdiNava è nata dopo, sull’idea e col nome datole dalla famiglia Pira, perché prima si chiamava Lavanda Niggi, da Anna Niggi.

Poi hanno capito l’importanza della grande pubblicità e questa è stata la base della fortuna della Lavanda ColdiNava, ricercata ancora adesso nei profumi, specialmente dal popolo anglosassone. Infatti ho anche delle fatture che mostrano spedizioni in Nuova Zelanda, in Australia, da ogni parte dove c’era l’Impero.

Noi imperiese eravamo soprattutto commercianti di olio. Infatti abbiamo fotografie, fatture di ogni genere, che dimostrano che in tutto il mondo noi mandavamo e spedivamo l’olio, dai piccoli che erano famiglie, oppure con un magazziniere, siamo arrivati a oltre 300 ditte.

Nel cuore della mia raccolta dell’olio d’oliva, del commercio, c’è l’Olio Sasso. Io ho degli almanacchi dell’inizio secolo disegnati da Lomellini, da Kernel.

E loro erano diventati tanti, tanti, tanti. Io ho un libro contabile che pesa 14 chili. La Sasso aveva più di 500 dipendenti. Poi c’erano ditte come Berio da 300 dipendenti. Tanto è che erano sorte diverse banche nuove, private. Speriamo di poter fare presto un libro anche sulla storia dell’olio”.

A cura di Andrea Pomati e Ornella Forte

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