Lucio Sardi, consigliere di minoranza del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, replica duramente al sindaco Claudio Scajola, accusandolo di strumentalizzare la sua vicenda giudiziaria per attaccare il procuratore capo di Imperia Alberto Lari e sostenere il SI al referendum sulla giustizia.
Sardi: “Inaccettabile l’attacco personale al procuratore di Imperia”
“Nelle ultime due settimane prima del voto sul referendum costituzionale – definito dai promotori sulla giustizia ma di fatto contro i magistrati – i politici della destra provano ad alzare i toni polemizzando su alcune vicende giudiziarie per tentare di contrastare la possibile vittoria del NO.
Lo fa la Meloni che, dopo aver perso la faccia sulla vicenda del giovane ucciso dal poliziotto a Rogoredo, tenta di cavalcare, senza rispetto per la delicatezza del caso, la vicenda della “famiglia nel bosco”.
Un uso tanto strumentale quanto scorretto, in quanto la riforma costituzionale non interviene sul funzionamento dei processi e perché, se la premier volesse cambiare le regole circa i diritti dei genitori sui figli, potrebbe farlo modificando le leggi e non attaccando i giudici che le applicano. Esattamente come ha fatto sul tema col decreto Caivano, con cui ha introdotto fattispecie nuove proprio sulla revoca della potestà genitoriale dei figli, facoltà per cui oggi invece grida allo scandalo sul caso mediatico gonfiato dal giornalismo di destra.
Lo fa Scajola, attaccando il procuratore capo della repubblica di Imperia Lari, addirittura accusato dal sindaco di voler condizionare lo svolgimento del suo mandato di sindaco solo perché ha osato aprire procedimenti giudiziari a suo carico a seguito di notizie di reato emerse, ovvero di fare semplicemente quello che le leggi prevedono.
La vicenda giudiziaria che Scajola usa per attaccare la magistratura è decisamente misera come le sue motivazioni, ovvero l’ipotesi di reato di peculato per l’uso di un’auto blu per trasportare al tribunale l’avvocato che lo difende in un altro procedimento giudiziario (il caso Maiolino) che, grazie al suo maldestro rapporto con le leggi, il sindaco si è procurato.
Una vicenda su cui i fatti sono emersi con chiarezza (l’uso dell’auto blu per il suo avvocato è stato infatti acclarato), ma sulla quale lo stesso pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione per la tenuità del fatto.
A seguito del ricorso presentato da Scajola per chiedere invece fosse riconosciuta l’assoluzione, la procura ha quindi “assecondato” il sindaco chiedendo, a questo punto, che il processo si svolga, cosa che ha mandato fuori dai gangheri Scajola portandolo ad attaccare personalmente il procuratore Lari.
Il tentativo di ridimensionare le sue dichiarazioni con l’invito a Lari a una “cena riparatoria”, oltre che un maldestro tentativo di riparare alla brutta figura, rappresenta bene come per Scajola (ma ugualmente della Meloni) dovrebbe essere il rapporto tra la politica e la magistratura.
Invece di ostinarsi a ostacolare chi detiene il potere politico e governa il paese e amministra i comuni applicando la legge, senza assecondare i desideri della politica o sottoponendoli a indagini quando emergono vicende e comportamenti configurabili come reati, per i politici della destra che sostiene il SI al referendum, i magistrati dovrebbero sedersi al tavolo con la politica e concordare assieme la loro azione.
Esattamente quel metodo emerso nel caso Palamara il quale, dopo essere stato espulso dalla magistratura per i suoi comportamenti, è diventato incredibilmente (tipo Erode a tutela dell’infanzia) il testimonial della destra contro le distorsioni correntizie della magistratura di cui l’ex magistrato era il primo responsabile.
Un modello che renderebbe vuoto il principio costituzionale dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e quello dell’indipendenza della magistratura che la riforma costituzionale vuole evidentemente limitare.
L’attacco di Scajola a Lari, rende più evidente e fornisce una anticipazione su “Le ragioni del SI”-ndaco che venerdì 13 verranno portate nell’evento a sostegno della riforma, in cui Scajola farà, appunto, le conclusioni in qualità di sindaco di Imperia.
Perchè per Scajola, oltre a essere strano che qualcuno gli contesti come peculato l’uso di auto del comune per scarrozzare i suoi avvocati e che lui debba sottoporsi, come tutti i comuni mortali, al giudizio della magistratura se vi è notizia di sue possibili violazioni della legge, è anche difficile comprendere come non sia corretto – in qualità di Sindaco – partecipare a un evento di parte su un referendum costituzionale.
Anche per le figure istituzionali – che devono rappresentare tutta una comunità – esistono infatti regole non scritte sull’opportunità dei comportamenti. Sono regole che, non prevedendo sanzioni, fortunatamente non determineranno per Scajola la necessità di incaricare un avvocato per difenderlo e, per i cittadini, di dover sostenerne le spese di trasporto su auto blu.
Una buona ragione per votare NO al referendum sulla giustizia è anche sapere che in questo modo si impedirà a certa politica di sottrarre dal controllo di legalità ogni suo comportamento giustificandolo, come ha fatto Scajola, con un diritto all’impunità derivante dal consenso elettorale ricevuto“.






