4 Maggio 2026 16:07

Porto turistico: ex titolare di posto barca contesta il cambio di contratto di Marina di Imperia e presenta esposto a Finanza e Antitrust

In breve: L'ex titolare di posto barca esige il rimborso della tranche di ormeggio pagata e non goduta

Battaglia legale fra un ex titolare di un posto barca nel porto di Imperia, residente a Carugate, in provincia di Milano e la società comunale Marina di Imperia (ex Go Imperia), che gestisce lo scalo turistico.

L’ex titolare di posto barca esige il rimborso della tranche di ormeggio pagata e non goduta

L’uomo ha infatti inviato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust), alla Guardia di finanza, regionale e provinciale, alla Commissione Europea e per conoscenza all’ufficio Demanio del Comune capoluogo e all’Adiconsum di Liguria e Lombardia.

Al centro del contendere il contratto per l’ormeggio di un’imbarcazione, poi rimossa dal porto imperiese in quanto venduta. L’ex titolare di posto barca esige il rimborso della tranche di ormeggio pagata e non goduta.

Spiega il latore dell’esposto: “In data 10/01/2025 ho stipulato il contratto di ormeggio stanziale, regolarmente pagato per l’intero anno 2025 (€ 1.608,00) e per l‘anno 2026 (Primo semestre + 5% pari a €869,90) con “RINNOVO CONTRATTO DI ORMEGGIO STANZIALE ANNO 2026 proposto a mezzo email il 30/12 /2025 da Marina di Imperia Srl ex Go Imperia Srl (senza modifica contrattuale).

In data 02/03/2026, inviavo una mail interlocutoria alla società, chiedendo lumi sui termini di rimborso in caso di eventuale disdetta anticipata. Invece di rispondere alla mia richiesta, basandosi sulle condizioni sottoscritte con il RINNOVO ORMEGGIO del contrato sottoscritto il 10/01/2025, la società Marina di Imperia S.r.l. inviava in pari data (02/03/2026) un nuovo contratto, tentando di imporre una modifica unilaterale peggiorativa delle tariffe (da “stanziale” a “temporanea”) mai pattuita in precedenza”.

Secondo l’ex titolare di posto barca, “tale azione configura un evidente tentativo di frode contrattuale, volto a condizionare il diritto al rimborso del consumatore alla sottoscrizione di nuove clausole vessatorie“.

Prosegue il latore dell’esposto: “Nonostante il mio espresso rifiuto a sottoscrivere la modifica e la successiva liberazione del posto barca (comunicata via PEC con rilievi fotografici), la società trattiene indebitamente la quota parte del canone annuo non goduto, rifiutandosi di applicare la tariffa stanziale regolarmente versata a gennaio. In data 03/04/2026 ho inviato formale diffida ad adempiere via PEC, che ad oggi, trascorsi 10 giorni, risulta totalmente inevasa“.

Da qui la richiesta di intervento dell’Antitrust per accertare la pratica commerciale aggressiva: aver sfruttato una richiesta di informazioni del consumatore per tentare di estorcere la firma su un nuovo contratto svantaggioso”; della Guardia di finanza, “per verificare se la gestione della società pubblica Marina di Imperia S.r.l. utilizzi sistematicamente tale metodo per trattenere somme indebite derivanti da concessioni demaniali” e infine della Commissione Europea, “per segnalare l’abuso di posizione dominante e la violazione dei diritti dei consumatori nel mercato dei servizi portuali in concessione”.

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