La pratica per la riapertura della cava di calcare “Rivarini” a Pornassio si complica. La Regione Liguria, attraverso il Settore VIA e Sviluppo Sostenibile, ha inviato alla ditta proponente, la Boero Lino e Ivano S.r.l., una richiesta formale di integrazioni documentali, nell’ambito del procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA avviato nei mesi scorsi.
Il progetto, che punta a riattivare il sito estrattivo fermo da 13 anni con un piano di coltivazione da circa 80.000 metri cubi in otto anni, non convince ancora del tutto gli uffici regionali.
Tre sono i fronti su cui la Regione ha chiesto chiarimenti:
Sul fronte aria, si vogliono sapere dove si trovano i recettori più vicini, abitazioni o strutture, rispetto al perimetro della cava e al tragitto dei mezzi pesanti fino all’abitato di Nava.
Sul fronte acqua, la documentazione presentata è ritenuta insufficiente: serve un inquadramento rispetto al Piano di Tutela delle Acque e soprattutto una relazione idrogeologica che accerti se ci sono flussi idrici sotterranei nell’area, con una proposta di monitoraggio dei corpi idrici interessati sia durante l’estrazione che nella fase di riempimento.
La questione più articolata riguarda però la biodiversità. I monitoraggi faunistici presentati sono stati effettuati “in periodo non consono“, come scrive la Regione, e quindi non coprono specie che si osservano in primavera. Considerata la posizione del sito, un’area carsica con pareti rocciose abbandonate da oltre un decennio, non si può escludere la presenza di uccelli rupicoli nidificanti, chirotteri e altre specie sensibili.
Servirà anche uno studio specifico sull’impatto del traffico pesante sulla rete ecologica locale, con particolare attenzione al lupo, presente nell’area.
La ditta ha 15 giorni di tempo per produrre tutta la documentazione integrativa. Se non arriverà entro i termini, l’istanza sarà respinta e il procedimento archiviato.






