12 Maggio 2026 11:01

Imperia, il Consiglio boccia la mozione contro le fonti energetiche fossili. Sardi: “La non competenza del Comune su questi temi è solo una scusa”

La strategia dello struzzo adottata dalla maggioranza e dal sindaco Scajola nei confronti delle mozioni che il gruppo AVS ha nel tempo presentato, nell’ultimo consiglio comunale di fine aprile ha vissuto un altro emblematico episodio”. A parlare è Lucio Sardi, rappresentante di AVS in Consiglio Comunale.

In occasione della mozione finalizzata all’adesione al trattato di non proliferazione delle fonti energetiche fossili –formalmente appoggiata dal Parlamento Europeo, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e sostenuta e votata da oltre 193 città e regioni, tra cui Calcutta, Lima, Buenos Aires, Sidney, Londra, Città del Vaticano, Parigi, Barcellona, Lione, Parigi, Los Angeles e Toronto – il vicesindaco Fossati, incaricato dell’ingrato compito, ha cercato di motivare il voto contrario della maggioranza con il solito ritrito schemaprosegue Sardi -. Così come per tutte le altre mozioni nel cui merito nutrivano particolare imbarazzo a opporsi (come quelle sul cessate il fuoco a Gaza o sul progetto di legge sulla remigrazione), ne hanno ritenute valide alcune motivazioni, salvo poi appellarsi alla presunta incompetenza del comune di Imperia a occuparsi di temi così generali.

Una scusa già smentita nei fatti, viste le due mozioni presentate e votate in passato dalla maggioranza sulla lunghezza dei palamiti per la pesca e per il sostegno alle forze dell’ordine e della prossima discussione di una mozione, presentata dall’assessore Sasso, sui criteri europei per la definizione della provenienza dei prodotti alimentari lavorati.

Tornando al tema della mozione per il trattato di non proliferazione delle fonti fossili, una parte dell’imbarazzo forse era dovuta al fatto che un piccolo contributo al ritardo nella conversione alle fonti energetiche rinnovabili, lo diede anche Scajola che, da ministro dello sviluppo economico, aveva riproposto, con grande enfasi e tempismo, il ritorno al nucleare soli pochi mesi prima dell’incidente a Fukushima.

Non meno inadeguata è l’azione dell’attuale governo della destra che, addirittura per bocca del ministro dell’Ambiente, ipotizza la riapertura delle centrali a carbone per la crisi generata dalla guerra in Iran, o rilancia nuovamente (come ha fatto recentemente Salvini) sul nucleare con la balla delle centrali in “miniatura”, che esistono solo nella fantasia degli esperti di energia della domenica.

Di fronte a tanta pochezza e approssimazione dovrebbe essere invece presa a modello la strategia messa in campo dalla Spagna sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, che consente a quel paese di avere un costo per famiglie e imprese molto più basso che in Italia.

Una condizione che, oltre a incidere sulla condizione dei cittadini e la competitività delle sue imprese, consente alla Spagna di non essere condizionabile o ricattabile sul fronte energetico, come accade invece all’Italia.

In questo contesto, di fronte agli evidenti e gravi effetti sul clima che – se non si riducono le emissioni del gas serra prodotte dalle fonti energetiche fossili – ricadranno sulle nuove generazioni, la maggioranza che sostiene Scajola è rimasta ferma e fossilizzata sul pregiudiziale rifiuto a confrontarsi e sostenere mozioni che parlano del futuro della nostra nazione e del pianeta.

Temi che non sono ritenuti degni o interessanti da chi è solamente concentrato sulla gestione di breve periodo di una legislatura amministrativa che, ci auguriamo, segni la fine dell’era geo-politica dello Scajolistocene“.

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