17 Maggio 2026 08:17

Dentro la FIDAS di Imperia: viaggio nel percorso del sangue tra controlli, tecnologia e criticità. “Ogni sacca può salvare una vita” /Il reportage

Entrare alla sede FIDAS di Imperia, la Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue e seguire passo dopo passo il percorso di una donazione è un’esperienza che cambia prospettiva.

Lo abbiamo fatto accompagnati da Elena Minasso, referente provinciale, che ci ha aperto le porte di un mondo fatto di procedure rigorose, controlli continui e strumenti altamente tecnologici

Tutto comincia con la scheda del donatore. Si compila il questionario, si presenta la carta d’identità e si aspetta il medico. Qui vengono misurate pressione e emoglobina: se i valori sono nella norma, il medico appone firma e timbro e dà il via libera. 

A quel punto il donatore viene accompagnato sulle poltrone. Ma prima di inserire l’ago, c’è un secondo controllo: le infermiere chiedono al donatore nome e data di nascita, verificano i dati sulla sacca e sulle provette, e barcodano tutto.

La sacca viene poi posizionata su quella che all’apparenza sembra una semplice bilancia, ma che in realtà è un computer a tutti gli effetti. Ogni barcoding inviato da quella postazione arriva in tempo reale al sistema centrale: si sa in tempo reale chi sta donando, a che ora ha iniziato, quanto ha impiegato e quale infermiera ha effettuato il prelievo.

C’è un aspetto poco conosciuto che riguarda chi si avvicina per la prima volta alla donazione. Alla FIDAS di Imperia i nuovi donatori non vengono fatti donare immediatamente: prima si fanno gli esami completi, poi se tutto è in regola vengono richiamati per la donazione vera e propria.

Si chiama “donazione differita” e risponde a una logica precisa: “Abbiamo notato che il sangue è più sicuro, spiega Minasso. Un sistema che garantisce una maggiore sicurezza del sangue raccolto.

MA COSA SUCCEDE DAVVERO AL SANGUE O PLASMA DONATO?

Quando la donazione è finita, la sacca viene sigillata e depositata in uno stabilizzatore, che abbassa gradualmente la temperatura del sangue. Poi, una volta accumulate le sacche della giornata, vengono caricate in contenitori speciali, chiusi ermeticamente con degli appositi sigilli e trasportate a Savona, che gestisce tutta la raccolta del Ponente ligure.

A Savona le sacche vengono centrifugate, dieci alla volta, in macchinari enormi: globuli rossi e plasma vengono separati. I globuli rossi finiscono alle emotroteche degli ospedali, pronti per le trasfusioni. Il plasma invece viene ritirato da una società, che lo lavora per ricavarne farmaci salvavita: immunoglobuline, fattori della coagulazione, trattamenti per tumori e malattie rare.

Se uno dona plasma infetto, vine infettato tutto“, dice la referente parlando di come vengono lavorate tonnellate di plasma insieme. Ecco perché i controlli devono essere perfetti.

Prima che la sacca venga liberata per l’uso, il primario di Imperia controlla uno per uno tutti i questionari. Se c’è un’incongruenza, una risposta ambigua, una domanda saltata, chiama direttamente il donatore a casa per chiarire. Solo dopo il suo via libera il sistema centrale, che si chiama Emonet, dà l’ok definitivo, e la sacca riceve l’etichetta verde per essere utilizzata.

Gli esami virali, come ad esempio epatite, sifilide e altri vengono invece processati al laboratorio dell’ospedale e i risultati confluiscono anch’essi in Emonet, dando una visuale completa su ogni singola sacca.

Un trapianto richiede fino a 30 sacche

Numeri che fanno capire la scala del problema: per un trapianto possono servire anche 30 sacche di sangue. Il paziente viene tenuto in vita con un circolo continuo durante operazioni che durano anche cinque o sei ore.

Gli ospedali di riferimento per i casi gravi, come ad esempio quello Pietra Ligure, possono consumare decine di sacche in un solo intervento. Ad Imperia il consumo è più contenuto: qualche trasfusione per anziani, incidenti, emorragie. Ma il centro trasfusionale dell’ospedale di Imperia mantiene comunque le sue scorte pronte, suddivise per gruppo sanguigno, per ogni evenienza.

Il plasma e i farmaci salvavita

Forse ancora meno conosciuta è l’importanza della donazione di plasma, necessario per la realizzazione dei farmaci salvavita.

L’Italia non è ancora al fabbisogno totale, spiega Minasso: “Siamo arrivati circa al 70%. C’è ancora carenza.” Per fortuna,la FIDAS Imperia dispone di 5 macchine separatrici e 4 poltrone per il sangue intero: una struttura ampliata di recente proprio per rispondere alla domanda crescente.

C’è chi pensa erroneamente, che le associazioni come FIDAS vendano il nostro sangue a gruppi privati. Non è così

Ogni sacca è tracciata dal momento in cui viene prelevata fino alla trasfusione. I controlli sono continui e senza preavviso: “Ti guardano qualsiasi cosa”, racconta Minasso.“Se un medico sbaglia a scrivere qualcosa in una ricerca, per un mese devi far vedere che non lo fai più.”

Anche i cambiamenti più banali, come ad esempio la sostituzione di un disinfettante, devono essere documentati, firmati e notificati. C’è un manuale di gestione della qualità che comprende l’organigramma provinciale, le autorizzazioni comunali, le procedure operative, le date di ogni aggiornamento.

I vantaggi per i donatori: giornata libera ed elettrocardiogramma gratis

Chi dona ha diritto ad una abbondante colazione gratuita e soprattutto alla giornata libera dal lavoro, pagata dall’INPS e non dal datore di lavoro. Ma c’è anche altro: FIDAS Imperia ha aderito a un progetto regionale di tutela cardiologica che prevede un elettrocardiogramma gratuito per ogni donatore. Se l’ECG mostra qualcosa di anomalo, viene inviato a un cardiologo convenzionato.

“Una visita completa da un cardiochirurgo costa 200-250 euro, ricorda Minasso. “Per i donatori è gratuita.”

C’è un aspetto che Elena Minasso sottolinea più di ogni altro: avere nuovi iscritti è fondamentale al pari della singola donazione di sangue

“Serve un continuo ricambio di persone”, spiega. “Può capitare che qualcuno, dopo un controllo o per altri motivi, smetta di donare. Per questo è importante che nuove persone entrino costantemente nel circuito della donazione”.

Iscriversi alla FIDAS non significa necessariamente donare subito, ma entrare in un sistema organizzato, essere monitorati e disponibili quando c’è bisogno. Inoltre, gli aspiranti donatori possono effettuare gratuitamente tutti gli esami preliminari, dalle analisi del sangue complete all’elettrocardiogramma, fino alla visita medica. L’obiettivo, infatti, non è soltanto raccogliere sangue in occasioni sporadiche, ma costruire nel tempo una comunità stabile e consapevole di donatori. Persone pronte a rispondere quando serve e capaci, a loro volta, di coinvolgere amici e familiari nella cultura della donazione.

Ad Imperia città i donatori attivi sono 3.231: 998 di gruppo A+, 170 A-, 1.317 di gruppo 0+, 217 di gruppo 0-, 340 B+, 38 B-, 129 AB+ e 22 AB-. 

Per tenere viva la comunità e attrarne di nuova, FIDAS lavora su più fronti. Va nelle scuole, organizza eventi, fa passaparola. Quasi il 70% dei donatori ha tra i 18 e i 40 anni, un dato che Minasso attribuisce proprio al lavoro capillare nelle scuole superiori.

Di recente è nata anche un’iniziativa sportiva: due donatori appassionati di ciclismo hanno proposto di creare un gruppo con divisa ufficiale FIDAS. L’adesione è stata travolgente: 170 iscritti. L’associazione provinciale contribuirà all’acquisto delle divise, e già si parla di un primo giro sulla nuova pista ciclabile, con le varie sezioni della provincia che si uniranno tappa per tappa.

Presto online le prenotazioni

Una novità in arrivo che semplificherà la vita a donatori e operatori: il nuovo sito FIDAS Imperia, realizzato da un gruppo di ragazzi giovani, permetterà presto di prenotare la donazione direttamente online, scegliendo giorno e orario senza dover chiamare. Il sistema mostrerà i posti disponibili, confermerà la prenotazione e se necessario, farà seguire una chiamata di un operatore per eventuali chiarimenti. I donatori riceveranno la comunicazione tramite i canali già attivi.

C’è infine un problema concreto che pesa sempre di più sui conti dell’associazione: il costo del carburante. Con le tensioni internazionali che hanno fatto impennare i prezzi, FIDAS Imperia si trova a spendere circa 2.800 euro al mese solo di gasolio, rispetto ai circa 1.000 euro di qualche tempo fa. I trasporti sono quotidiani: una voce di spesa che l’associazione fatica a coprire con i rimborsi attuali, un problema comune a tutte le associazioni del settore.

A cura di Alessandro Moschi

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