Questa mattina, martedì 19 maggio, davanti alla palestra dell’I.I.S. “G. Ruffini” di Imperia, è previsto un volantinaggio pubblico contro la mostra “I come Intelligence”, ospitata nella palestra dell’istituto in via Terre Bianche dal 19 al 21 maggio.
L’iniziativa nasce dalla volontà di contestare l’evento dedicato al mondo dell’intelligence e per ribadire, nelle parole dei promotori, il rifiuto della guerra e la difesa della scuola come spazio di pace, democrazia e libertà di pensiero.
“Uno stato armato è veramente più sicuro? Cosa fanno veramente i servizi segreti in Italia e nel mondo? Ti chiedi cosa ci fanno nelle scuole? Cosa vogliono da te? Lo sai cosa è stata la strategia della tensione?” Queste sono alcune delle domande che si pongono sul volantino distribuito questa mattina che continua con una riflessione: “Noi pensiamo che la sicurezza di uno stato si basi su un popolo coeso ed eguale, sull’assistenza ai più deboli, sull’inclusione. Pensiamo che uno stato sicuro metta al primo posto la diplomazia, la cultura e l’intelligenza (non l’intelligence). Pensiamo che una società sicura offra ai suoi giovani un lavoro stabile, ben retribuito e soddisfacente, e che non possa permettersi di perdere i suoi migliori cervelli lasciandoli fuggire all’estero per assenza di opportunità. Pensiamo che uno stato sicuro non possa affidare la propria sicurezza a servizi alla dipendenza degli USA“.
Michelangelo Benza, di USB Scuola, ha spiegato le ragioni della contestazione “Sembra una chiamata alle armi l’invito che le scuole della provincia hanno ricevuto per accompagnare le classi del biennio, giovanissimi di 14, 15 anni ,alla mostra. Si tratta di un’iniziativa che pretende di passare per un’attività didattica e orientativa”.
Al centro della critica c’è il modo in cui vengono presentati ai ragazzi i temi legati alla sicurezza nazionale e ai servizi segreti: “Presentare attività legate a sorveglianza, manipolazione, infiltrazioni, trappole e uso della forza in salsa ‘spy fiction’ a persone che stanno ancora costruendo il proprio senso critico e la propria identità rischia di far passare un’immagine distorta della realtà”. Per USB, iniziative di questo tipo “oltre che configurarsi come una campagna di arruolamento” avrebbero lo scopo di “normalizzare la cultura bellica” e di “diffondere la convinzione che la nostra esistenza sia minacciata da forze straniere oscure”. Da qui la presa di posizione del sindacato: “Pensiamo sia necessario opporci a questa deriva bellicista, esigere che la corsa agli armamenti venga dirottata verso scuola, sanità, welfare e ambiente – conclude Benza, ribadendo che – disertiamo la guerra rivendicando per noi l’inalienabile diritto di crescere e vivere nella pace”.
Il sindacato richiama anche il tema della memoria storica, citando le stragi di Bologna, Piazza della Loggia e Piazza Fontana, e sostiene che iniziative di questo tipo contribuiscano a normalizzare la cultura bellica nelle scuole. Per USB, il rischio è quello di diffondere tra gli studenti l’idea che la risposta armata e violenta sia l’unica soluzione realistica di fronte alle minacce.
Alla mobilitazione davanti al Ruffini ha preso parte anche il comitato No Riarmo, rappresentato da Ingrid Pedrazzini e Paola Ceretto, che ha espresso una netta contrarietà alla mostra “I come Intelligence”. “Siamo assolutamente contrari, la troviamo veramente qualcosa di indecente. Stanno esagerando sulla militarizzazione delle scuole”, hanno dichiarato. Per il comitato si tratta di “una situazione che va assolutamente arginata”, perché “non siamo disposti a pensare che il futuro sia veramente instradare i nostri giovani, il futuro di questo Paese, all’interno di una logica votata alla guerra”.
Immediato è stato poi il collegamento alla protesta alla bocciatura, avvenuta in consiglio comunale, della mozione che chiedeva di dichiarare Imperia “Comune disarmato”: “Questa è la prova che l’amministrazione ha deciso di prendere una certa direzione, anche simbolicamente molto forte”. Il comitato ha ricordato anche la petizione sottoscritta da circa 400 cittadini “in pochissimo tempo”: “Devono ringraziare i consiglieri comunali per il loro no. No al finanziamento delle spese militari, al riarmo, a spendere 120 miliardi in armi, che vuol dire tagliare in sanità, in istruzione, in servizi, in welfare”. Secondo Pedrazzini e Ceretto, il voto contrario dimostra che “questa amministrazione, e anche altre evidentemente, non solo non sono sensibili, ma sono distantissimi dal sentire e dal volere dei propri cittadini”.
La mobilitazione davanti al Ruffini si inserisce quindi nella protesta contro la presenza di iniziative legate a esercito, sicurezza e servizi segreti all’interno degli spazi scolastici.






