23 Giugno 2026 18:17

Imperia: degrado ex complesso Isnardi, Modaffari (PD) tuona contro la maggioranza. “Una lettura surreale di un problema locale”

Prosegue il botta e risposta politico sul degrado dell’ex complesso Isnardi di via XXV Aprile, a Imperia. Dopo le dichiarazioni dei consiglieri di maggioranza e l‘acceso dibattito che si è sviluppato attorno alla situazione dell’area, interviene la capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale, Loredana Modaffari.

In una nota, l’esponente della minoranza replica alle affermazioni degli esponenti della maggioranza, ricostruendo la storia dell’ex stabilimento e contestando la lettura politica fornita sulla vicenda

Leggendo le dichiarazioni dei Capigruppo Landolfi, Lazzarini e Volpe, abbiamo avuto l’allarmante sensazione che il Mondo al contrario dello Spezzino dalla decima facile affascini non poco anche gli esponenti del movimento civico imperiese che, nell’intento, come d’abitudine, di levare gli scudi al minimo sentore di attacco al dominus, ci hanno offerto una cabarettistica lettura delle responsabilità migratorie, surrealmente applicata ad un problema chiaramente locale.

Riteniamo corretto tentare di offrire ai cittadini, facendo buon uso dei dati storici, un sunto della parabola dell’area identificata come complesso Isnardi dagli anni Novanta sino ai giorni nostri.

Agli albori, infatti, lo Stabilimento farmaceutico Pietro Isnardi, con sede a Imperia, in via XXV Aprile 69, viene ceduto al gruppo francese Delalande e successivamente alla Teofarma, sino a che la pregiata attività produttiva (va ricordato il famosissimo farmaco Acyvir) abbandona la nostra città, portando ingegno ed occupazione altrove a fronte dell’acquisizione di ingenti capitali.

La Proprietà si determina poi ad usare gli stessi, o una gran parte di questi, per la costruzione di un complesso dirigenziale, ultimato nel 2006, che, nell’idea degli immobiliaristi, avrebbe dovuto essere un polo logistico integrato del welfare, con trattative avviate per la locazione o la vendita con il Ministero del Lavoro, l’Inail e l’Inps.

I negoziati, disgraziatamente, non vanno a buon fine e l’Immobiliare Isnardi cita in giudizio Inps, Inail e Ministero del Lavoro, risultando, però, soccombente alla fine dei tre gradi di giudizio.

Nel frattempo, la Pietro Isnardi Immobiliare fallisce e il suo amministratore unico, Carlo, viene inserito, con altri tra cui il consulente Eugenio Nacci, nel Registro degli indagati con l’accusa di bancarotta fraudolenta, distrazione di fondi e false comunicazioni sociali.

Per una strana beffa del destino, nello stesso periodo arrivano nove condanne dal Tribunale di Roma per i vertici di Banca Carige, tra cui illustri nomi imperiesi, per aver ostacolato l’autorità di vigilanza e tenuto comportamenti che avrebbero indotto centinaia di risparmiatori a investire su titoli destinati a precipitare alla luce della circostanza che la banca vantava crediti irrecuperabili rilevanti, tra cui, appunto, proprio quelli della Isnardi.

Il tutto con buona pace di tanti piccoli risparmiatori che hanno visto andare in fumo anni di lavoro onesto.

Non possiamo esimerci, infine, alla luce delle esilaranti dichiarazioni dei tre eroi, dallo stigmatizzare il dato che all’interno del complesso Isnardi le uniche attività che producono oggi qualcosa sono quelle della COOP — che deve la sua fama non per essere uno dei pochi baluardi a sostegno dei produttori, ma per la denominazione “Falce e Carrello” coniata da chi ha acquisito l’area della vecchia stazione di Oneglia — e la One Fashion, gestita ancor per poco da esercenti aventi “tratti somatici diversi dalla maggioranza degli italiani”.

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