18 Settembre 2026 11:25

Imperia, caso Maiolino: il PM chiede l’assoluzione del sindaco Claudio Scajola

Si avvia verso la conclusione oggi, venerdì 18 settembre, davanti al Tribunale di Imperia, il processo che vede imputato il sindaco Claudio Scajola con l’accusa di favoreggiamento personale nell’ambito del cosiddetto “caso Maiolino”. Dopo circa 2 ore è arrivata al termine della requisitoria la richiesta del pubblico ministero Lorenzo Fornace nel processo a carico del sindaco Claudio Scajola. Dopo aver ricostruito gli accertamenti sull’area di Maiolino e la condotta contestata al primo cittadino, il PM ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato, ritenendo non sussistente l’elemento soggettivo del favoreggiamento.

La requisitoria del PM

Nella prima parte del suo intervento Fornace ha ripercorso gli antefatti della vicenda, partendo dagli accertamenti relativi agli abusi edilizi contestati ai coniugi Maiolino e all’occupazione dell’area. Il PM ha richiamato sopralluoghi, esposti e verifiche effettuate nel tempo, soffermandosi poi sul comportamento di Scajola e sulle ragioni del suo interessamento alla vicenda Maiolino. Il Sindaco, nel corso del processo, ha sostenuto di essersi attivato per cercare una soluzione alla situazione di una persona che aveva dovuto trasferire la propria attività e che aveva attraversato anche difficoltà familiari.

Il ruolo della testimonianza di Saluzzo

Uno dei passaggi decisivi della requisitoria ha riguardato quanto accaduto nella mattinata del 15 giugno e le informazioni che Scajola avrebbe ricevuto dall’architetto Roberto Saluzzo prima di telefonare a Bergaminelli.

Il PM ha evidenziato alcune perplessità sulla ricostruzione temporale dei fatti e sulle versioni fornite da Saluzzo e Scajola. Proprio le informazioni ricevute dal consigliere comunale, tuttavia, assumono un ruolo centrale nella valutazione finale della Procura. Il punto decisivo riguarda però l’elemento soggettivo del reato, cioè la consapevolezza e volontà di favorire Maiolino.

“Non può ravvisarsi il dolo”: chiesta l’assoluzione

È proprio su questo aspetto che, al termine del dibattimento, la Procura ha ritenuto non sostenibile fino in fondo l’impostazione accusatoria iniziale.

Secondo il PM, è emerso che Scajola assunse l’iniziativa dopo essere stato indotto in errore sull’esistenza di una pratica di sanatoria pendente. Un errore derivato dalle informazioni ricevute da un terzo e che, secondo Fornace, il Sindaco avrebbe comunque potuto verificare prima di intervenire.

Questa condotta, pur giudicata criticamente dal rappresentante dell’accusa, non consentirebbe però di affermare la sussistenza del dolo richiesto per il reato contestato.

“Escludo che possa ravvisarsi il dolo di favoreggiamento”, ha concluso Fornace, chiedendo quindi al Tribunale l’assoluzione di Claudio Scajola perché il fatto non costituisce reato.

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