“Leggiamo l’ennesimo delirio burocratico firmato dal Partito Democratico sul futuro del porto turistico. Ancora una volta, la sinistra imperiese dimostra di non avere il coraggio della verità, preferendo la via della propaganda e del finto allarmismo – Con queste parole tuona la consigliera di maggioranza Silvia Mameli in risposta alla nota stampa del PD di Deborah Bellotti che aveva espresso le proprie considerazioni sulla pratica relativa al completamento del porto turistico, discussa ieri pomeriggio in Consiglio Comunale.
“Ecco come il PD tenta la cartellata di finti scandali per coprire VENT’ANNI di paralisi e immobilismo – si legge nella nota stampa della Mameli – Leggiamo l’ennesimo delirio burocratico firmato dal Partito Democratico e dalla consigliera Deborah Bellotti a margine del voto in Consiglio Comunale sul futuro del porto turistico. Ancora una volta, la sinistra imperiese dimostra di non avere il coraggio della verità, preferendo la via della propaganda e del finto allarmismo per nascondere la totale assenza di visione e i danni causati da anni di immobilismo ideologico.
Il sindaco Claudio Scajola ha smontato le loro tesi in aula con la forza dei fatti e della storia recente: se c’è un blocco che ha tenuto in ostaggio Imperia e il suo specchio acqueo, la responsabilità politica ed eversiva di quella paralisi ha una sola e ben nota matrice. Oggi questa amministrazione non si fa intimidire dalle cassandre della minoranza e risponde punto per punto alle falsità messe in circolazione.
1. Il finto rischio per il Comune: il rischio finanziario è tutto del privato
La consigliera Bellotti sostiene che al Comune restino “titolarità e rischio“. È l’esatto opposto della realtà amministrativa ed economica del progetto. Il Comune di Imperia, attraverso la società pubblica Marina di Imperia, mantiene saldamente la titolarità della concessione demaniale e il controllo strategico dell’intera infrastruttura. Il mastodontico onere economico e finanziario per il completamento delle opere – un piano di investimenti da 159 milioni di euro – viene interamente ribaltato sul privato, il quale dovrà depositare fideiussioni ferree e garanzie bancarie prima di posare la prima pietra. Se il cantiere fallisce, il Comune è blindato e protetto; se i costi lievitano, paga l’operatore economico. Dire che il rischio ricade sui cittadini è una mistificazione insultante per l’intelligenza degli imperiesi.
2. Cosa resta al pubblico? Le parti più identitarie e vive del porto
Raccontare che al pubblico rimanga solo la “parte che rende meno” è l’ennesima bugia smentita dalle carte. Al Comune e alla società pubblica restano in gestione diretta la nautica sociale, la banchina di Calata Anselmi e la Banchina Medaglie d’Oro: il cuore pulsante, sociale e identitario della marineria imperiese. A questo si aggiunge la salvaguardia dei servizi chiave come gli ormeggiatori e il controllo rigoroso sulle tariffe pubbliche. Il privato interviene solo dove serve l’enorme spinta finanziaria e ingegneristica che una struttura pubblica non potrebbe mai reggere da sola.
3. La Corte dei Conti e le regole dell’Alta Vigilanza
La minoranza evoca la Corte dei Conti come uno spauracchio, dimenticando furbamente che il modello d’indirizzo approvato è stato valutato pienamente compatibile con la gestione in-house proprio perché la Marina di Imperia resta il centro direzionale e di coordinamento dell’opera. L’istituzione di un Ufficio di Alta Vigilanza non è una vaga promessa sulla carta, ma lo strumento tecnico e operativo con cui il Comune controllerà giorno per giorno l’operato del concessionario privato.
4. La bufala del “Lotto Unico” e l’onestà sul fallimento dello spezzatino
Bellotti contesta la scelta del lotto unico. Il sindaco Claudio Scajola ha spiegato in aula, con estrema chiarezza, perché l’offerta alternativa avanzata in passato da un operatore (che voleva lasciare al Comune l’onere di costruire le opere a terra) sia stata rispedita al mittente. Né il Comune né una società partecipata hanno la struttura ingegneristica, organizzativa e commerciale per gestire cantieri di edilizia a terra di simile portata. Accettare quella scorciatoia avrebbe significato consegnare alla città un’altra incompiuta eterna. Il lotto unico impone un unico vincitore che prenda in carico tutto, completando contemporaneamente opere a mare e opere a terra.
5. Il finto giallo del PEF e gli “extra-profitti” inesistenti
Gridare agli “extra-profitti” e accusare la giunta di aver votato gli indirizzi prima di sventolare il Piano Economico-Finanziario è demagogia da campagna elettorale permanente. Il mercato nautico globale è cambiato radicalmente ed era un obbligo amministrativo aggiornare i parametri per attrarre investitori di altissimo profilo, non avventurieri. Il PEF non è un segreto di Stato: si redige in rigorosa conformità agli indirizzi politici vincolanti fissati dal Consiglio, per poi essere blindato all’interno del bando di gara internazionale, la cui pubblicazione è fissata inesorabilmente entro il 31 ottobre 2026.
Mentre la sinistra imperiese continua a tifare per il blocco della città per pura disperazione politica, terrorizzata dall’idea che questa amministrazione archivi vent’anni di fallimenti completando finalmente il Porto Turistico, noi proseguiamo dritti per la nostra strada. I finti scandali tornano in soffitta. Ora parlano i fatti, e i fatti dicono che il porto si fa.
Concludo con una frase di Lorenzo De’ Medici che mi sembra azzeccata: dica pure chi mal vuol dire, noi faremo e voi direte”.






