17 Aprile 2026 21:56

“Wolf 1069”, tra arte e AI: lo spettacolo dell’imperiese Christian Lavernier e del compositore Schilingi strega il pubblico del festival più prestigioso di Madrid / L’intervista

Dalla Liguria alla Spagna, passando per i suoni del cosmo e le sfide dell’intelligenza artificiale. Dopo l’applaudita esibizione ai Veranos de la Villa di Madrid, tra i festival culturali più prestigiosi della capitale spagnola, l’imperiese Christian Lavernier e il compositore Jacopo Baboni Schilingi si raccontano in esclusiva a ImperiaPost.

Al centro dell’intervista, lo spettacolo “Wolf 1069”, un progetto visionario che fonde la chitarra classica con l’innovazione tecnologica più avanzata. Un dialogo intenso tra uomo e macchina, tra gesto e algoritmo, che ha lasciato il pubblico madrileno senza fiato.

Wolf 1069: “Un viaggio bellissimo, una composizione che attira l’attenzione del pubblico di oggi”

“È stata un’esperienza veramente incredibile quella di Madrid e del Festival Verano della Villa – spiega Christian Lavernier – È stato strano che per un progetto così avanguardista, se vogliamo, la stampa spagnola abbia dato tutto questo spazio, ne siamo contenti e orgogliosi“.

È un festival che parla a tutti – racconta Jacopo – Ma soprattutto, avendo visto le risposte dei media, la televisione nazionale, quella regionale, la stampa, abbiamo la dimostrazione che Wolf 1069 è una composizione che interessa il pubblico di oggi“.

Credo che i motivi siano due – continua il compositore – Il primo è legato alla tecnologia, alla famosa e attualissima intelligenza artificiale, grazie alla quale io posso plasmare e controllare i suoni con i gesti delle mie mani. E la seconda è che abbiamo usato una tecnica che si chiama composizione per modelli interattivi. Fondamentalmente, se io e Christian volessimo rifare Wolf in maniera identica ogni volta, un po’ come si faceva nel passato, possiamo farlo. Ma possiamo anche fare qualcosa di veramente nuovo. In uno schiocco di dita possiamo ridefinire l’intera composizione“.

È un viaggio bellissimo – proseguono i due artisti – Siamo felici che il pubblico ci abbia accolti in questo modo con grandissimo affetto e grandissimo interesse. Questa agilità, questa leggerezza, questa freschezza, questa interattività si percepisce e credo che faccia di Wolf veramente una composizione del XXI secolo, portando con sé anche tutta la tradizione del passato”.

Ho un libro davanti che è “Rinascimento e Rinascenza” di Panofsky – chiosa Lavernier – e mi dà questa idea, cioè il fatto che l’innovazione passi per un ispessimento di archetipi, ecco, in qualche modo per me Wolf è questo e penso anche per gli altri“.

A cura di Selena Marvaldi

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