23 Aprile 2026 17:51

Imperia: clima rovente in Consiglio, Sardi attacca il sindaco Scajola. “Non ha il senso delle regole e della misura”

In breve: Le accuse riguardano in particolare la mancata applicazione dei limiti di tempo previsti dal regolamento e la gestione dello scontro con il consigliere Ivan Bracco sulla questione autovelox.

Dopo le tensioni della seduta di giovedì scorso, convocata eccezionalmente alle 9.30 del mattino anziché in orario serale, il consigliere di minoranza Lucio Sardi del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra torna all’attacco con una nota stampa in cui critica duramente la gestione del Consiglio comunale da parte del sindaco Claudio Scajola e del presidente Simone Vassallo.

Nel suo intervento Sardi denuncia “prepotenze” e violazioni del regolamento consiliare, puntando il dito contro quello che definisce un uso “arbitrario” delle prerogative da parte del sindaco. Le accuse riguardano in particolare la mancata applicazione dei limiti di tempo previsti dal regolamento e la gestione dello scontro con il consigliere Ivan Bracco sulla questione autovelox.

Clima teso in Consiglio comunale: Sardi attacca Scajola e Vassallo sulla gestione dell’aula

“Il cambio di orario di convocazione del consiglio comunale di Imperia non sembra aver giovato all’equilibrio del sindaco Scajola e del presidente del consiglio comunale Vassallo. Già nel precedente consiglio del 29 dicembre – convocato per le venti, nonostante l’ordine del giorno molto corposo, per consentire a Scajola di godersi un pomeriggio romano di selfies durante un incontro in Vaticano – il sindaco e il suo fedele presidente si sono messi il regolamento del consiglio sotto i piedi.

Nella presentazione della pratica sugli indirizzi alla società partecipata per il progetto di completamento del porto turistico, il sindaco, senza che il presidente del consiglio comunale si ponesse alcun problema, non ha rispettato i tempi (15 minuti) che il regolamento (all’articolo 20 comma 1) assegna al relatore – termine a cui gli assessori sono regolarmente richiamati – costringendo il consiglio a sorbirsi tre quarti d’ora di comizio sulla sua visione storica della vicenda del porto e non solo.

Il tutto sulla base della curiosa interpretazione di Scajola e Vassallo del comma 9 dell’articolo 20 del regolamento del consiglio comunale, il quale prevede che: “Il/la Presidente ed il/la Sindaco/a possono intervenire liberamente nella discussione, in ogni momento solo al fine di chiarire le materie oggetto di trattazione”.

Questa facoltà, evidentemente limitata e contenuta, è stata invece trasformata nel diritto del sindaco a intervenire quando vuole, per quanto tempo ritiene e per dire quello che gli pare, “diritto” che, con l’innata attitudine alla prepotenza che lo contraddistingue, Scajola utilizza con sempre maggiore frequenza e in ogni condizione.

Il sindaco si è infatti avvalso di tale “diritto” assoluto – che Vassallo gli consente – per irrompere nelle discussioni delle pratiche presentate dai suoi assessori, quando non era evidentemente soddisfatto dagli interventi dei relatori o dei consiglieri di maggioranza; il tutto con interventi spesso molto lunghi e fatti anche (come avvenuto nell’ultimo consiglio sulla pratica della classificazione del tracciato della pista ciclabile) dopo le dichiarazioni di voto, per non correre il rischio di poter essere sottoposto a replica.

Come regolarmente succede a chi non ha il senso delle regole e della misura, il sindaco ha però toccato il punto più basso nell’ultimo consiglio comunale, convocato questa volta alle nove e trenta del mattino.

Lo ha fatto con la richiesta di sospensione della seduta – subito ottenuta col supporto del presidente Vassallo (non si comprende in base a quale parte del regolamento) e avallata dalla maggioranza – per poter “sbobinare” l’intervento del consigliere di minoranza Bracco, al quale Scajola, in contemporanea, annunciava la volontà di muovere querela per quanto avrebbe affermato in consiglio mentre gli rivolgeva insulti personali.

Un comportamento degno della figura di “sbirro” prepotente e dalle maniere spicce, che curiosamente è poi la stessa immagine che Scajola prova a cucire addosso al consigliere Bracco per il suo passato nelle forze di polizia.

Non soddisfatto del “capolavoro” di prepotenza di cui si era già reso protagonista, alla ripresa del consiglio, il sindaco ha nuovamente attaccato il consigliere Bracco, che per la cronaca aveva solo accusato l’amministrazione di insistere a utilizzare per fare cassa autovelox che, per la cassazione, sono irregolari in quanto privi di omologazione. Forse per il cambio di orario del consiglio, Scajola è stato poi sopraffatto dall’irrefrenabile necessità di attaccare nuovamente il professor Sciarrone, colpevole di aver detto che le mafie hanno trovato nella nostra provincia terreno fertile e porte aperte anche da certa politica, come è emerso da numerosi processi in tutti i gradi di giudizio.

Non è chiaro se Scajola abbia problemi a parlare di legalità e sentenze oppure difficoltà a reggere una discussione democratica la mattina (orario in cui probabilmente è impegnato a comandare a bacchetta i suoi), ma è provato che né allo scoccare della mezzanotte né del mezzogiorno, il presidente Vassallo si tramuti da compagno di ballo del sindaco a figura di garanzia delle regole democratiche di un consiglio comunale.

In questo desolante quadro si è ravvisato un crescente nervosismo di una maggioranza che comincia a vedere all’orizzonte la fine dell’epoca di un capo ormai tentato dalla dorata alternativa di un seggio in parlamento, ma anche preoccupato e innervosito dalla certezza di non poter ambire, in alternativa, a tentare il terzo mandato per colpa del solito intralcio delle leggi che non si possono stracciare in preda a uno scatto d’ira.

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