Una struttura adibita ad uffici, realizzata senza titoli edificativi e non considerabile amovibile, in quanto connessa a scarichi e utenze e lo scarico irregolare di acque di lavaggio e lavorazione delle imbarcazioni, con conseguente danno ambientale. Sarebbero queste alcune delle violazioni più gravi commesse dal Copi, il Consorzio dei cantieri navali del porto turistico di Imperia, evidenziate nell’analisi commissionata da Marina di Imperia, società comunale concessionaria dello scalo.
Nuove ombre si affacciano sullo scalo turistico imperiese e sul Consorzio dei cantieri navali
L’analisi è stata affidata dalla società pubblica all’avvocato Maurizio Temesio, per gli aspetti legali, al commercialista Antonio Parolini, per quelli amministrativi e all’esperto di sicurezza e ambiente Arturo Cipriani, per gli aspetti connessi alle normative ambientali e di sicurezza.
A tutto ciò si aggiunge la mancanza di un qualunque titolo concessorio e/o autorizzativo da parte del Copi, aspetto che lascia prefigurare un’occupazione abusiva di suolo demaniale da parte dello stesso Consorzio dei cantieri. Inoltre sul fronte occupazionale, Marina di Imperia non sarebbe riuscita ad ottenere dati certi sul numero dei dipendenti delle diverse singole imprese che compongono il Copi e nemmeno informazioni circa la regolarità contributiva.
L‘intimazione a liberare le aree della cantieristica sottoscritta dall‘Amministratore unico di Marina di Imperia Stefano Gandolfo, non a caso, è stata inviata, oltre che ovviamente al Copi, per conoscenza, anche a Comune di Imperia e Capitaneria di Porto per le eventuali azioni da intraprendere nell’ambito delle presunte violazioni alle norme legate al Demanio, all’ambiente e alla sicurezza.
La vicenda del Copi si trascina ormai da anni, fra ricorsi, denunce (anche fra gli stessi appartenenti ed ex appartenenti al Consorzio), fallimenti e procedimenti in Tribunale. Ma ora, con il passaggio della concessione per l’intero porto turistico in mano alla Marina di Imperia per i prossimi 65 anni, si è inevitabilmente giunti a un punto di svolta.
Marina di Imperia ha dato tempo fino alla fine del giugno prossimo al Copi per sgomberare le aree, sempre che non intervenga prima qualche provvedimento da parte dell’Autorità giudiziaria.
Del resto tutto il porto, compresa l’area cantieristica, rientra nella gara avviata da Marina di Imperia su input del Comune per trovare uno o più soggetti disposti a completare le opere e gestire diverse parti dello scalo. Peraltro contro la gara il Copi ha fatto ricorso al Tar e ora ulteriori problemi potrebbero sorgere a seguito di una recente sentenza della Corte di giustizia europea.
La Corte di giustizia europea, Seconda sezione, infatti in una sentenza emessa il 5 febbraio scorso, ha di fatto sancito la non ammissibilità dei project financing così come predisposti fino ad ora in Italia.
In poche parole la Corte europea, contestando una gara del Comune di Milano, ha stabilito che il diritto di prelazione del promotore del project financing è illegittimo perché viola la parità di trattamento e distorce la concorrenza, sfalsando il risultato delle gare.
Oggi infatti in Italia un imprenditore presenta il progetto come promotore, poi se un altro concorrente vince la gara con un’offerta migliore, il promotore può esercitare la prelazione ed ottenere l’appalto adeguandosi al prezzo della migliore offerta. Per la Corte europea questo è un indebito vantaggio offerto al promotore. E se anche la gara per il completamento del porto turistico di Imperia dovesse rientrare in questa casistica sorgerebbe un ennesimo problema, questa volta per Comune e Marina di Imperia.






