Sono tante le persone che ieri sera sono rimaste attaccate al televisore per un unico motivo: Achille Lauro. Bisogna ammetterlo: anche la seconda serata del Festival di Sanremo è sembrata a tratti sconnessa, senza un vero fil rouge che legasse, non tanto le canzoni, quanto gli interventi e i vari momenti dello spettacolo. Fortunatamente c’era lui.
Lauro ha cantato, ha emozionato, ha strappato sorrisi con quel suo piglio dolcemente arrogante, la mano in tasca e lo sguardo sicuro. Il suo stile attira l’attenzione, ti fa alzare la testa dal sudoku sul telefono e ti costringe a guardare cosa sta succedendo sul palco.
Sul fronte ascolti, la seconda serata rispecchia la sensazione appena descritta e, infatti, ha registrato una media in Total Audience di 9 milioni e 53 mila spettatori, con uno share del 59,5%. Un leggero miglioramento in termini di share rispetto alla prima serata, ma con un’altrettanto lieve flessione nel numero di telespettatori, considerando che l’esordio si era attestato attorno ai 9 milioni e 600 mila.
Il dato che fa riflettere è un altro: la prima parte della serata ha raccolto circa 11 milioni di spettatori, mentre dopo le 23 si è scesi intorno ai 5 milioni. Un calo netto, nonostante una concorrenza televisiva praticamente assente.
E se il confronto si sposta sull’anno scorso, il quadro diventa ancora più evidente: la seconda serata del 2025 aveva registrato una media di 11 milioni e 800 mila spettatori, pari al 64,6% di share.
Numeri che raccontano una realtà chiara: qualcosa nella tenuta complessiva delle serate del Festival di Sanremo sembra essersi incrinato. E forse, senza un Lauro capace di accendere il palco, il rischio sarebbe stato ancora più evidente.






