6 Maggio 2026 11:52

Imperia, il Procuratore Alberto Lari al Liceo Vieusseux: “Le mafie oggi si mimetizzano grazie al potere economico, importante cogliere i segnali anche banali” / Foto e video

In breve: L'incontro, organizzato dal Liceo Vieusseux e da Libera Imperia, rientra nel più ampio progetto di Educazione Civica che ha messo gli studenti in contatto con professionisti del mondo della legalità

Un’aula Dulbecco del Liceo Vieusseux gremita di studenti e non solo ha accolto questo pomeriggio il Procuratore della Repubblica di Imperia, Alberto Lari ,per un incontro dedicato al contrasto del fenomeno mafioso, nel Ponente Ligure ma non solo.

Organizzato in collaborazione con Libera Imperia dal Liceo Vieusseux (nell’ambito del più ampio progetto di Educazione Civica, che dall’inizio dell’anno scolastico mette a confronto gli studenti con i professionisti del mondo della giustizia e della legalità), l’appuntamento nasce in occasione della Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle Vittime delle Mafie (celebrata ogni anno il 21 marzo).

Ampio il coinvolgimento degli studenti, che hanno potuto dialogare con il dott. Lari esprimendo dubbi, curiosità e riflessioni sulla figura professionale del magistrato e sul fenomeno della criminalità organizzata. Il Procuratore, nel corso del suo intervento, ha ripercorso la sua lunga carriera professionale, tra ricordi personali e riferimenti puntuali ai processi che ha affrontato in prima persona.

Le parole del Procuratore Alberto Lari

“Innanzitutto vorrei segnalate l’importanza di questi incontri per i ragazzi – ha dichiarato il Procuratore Alberto Lari a proposito dell’incontro –, perché è giusto che in un insegnamento scolastico ci sia anche una parte dedicata a quella che è un po’ l’educazione civica, la legalità, magari un invito anche al rispetto di certi valori, che credo che nella formazione studentesca di un ragazzo siano molto importanti. Apprezzo molto che ci sia stato questo invito e non vedo l’ora di confrontarmi con i ragazzi per magari vedere di creare degli stimoli anche a un rispetto maggiore della legalità, una maggiore sensibilità rispetto al fenomeno di quelle che sono le mafie e una partecipazione più attiva.”

Ovviamente al nord aggiunge il Procuratore -, nel momento in cui viviamo in una realtà dove la percezione della presenza delle infiltrazioni mafiose è molto bassa, è anche normale che i ragazzi si dedichino e pensino ad altro, perché non abbiamo una percezione diretta come può essere in meridione. E quindi la difficoltà è quella di far capire ai ragazzi che non devono sottovalutare anche il minimo fenomeno, ma devono stare vigili perché anche al nord vi sono queste organizzazioni mafiose che operano e quindi cercare di capire anche piccoli segnali che possono poi invece, una volta che sono riferiti all’autorità giudiziaria, portare anche a delle attività importanti. Quindi uno stimolo ai ragazzi a non sottovalutare anche l’episodio, quello che può essere più banale, perché dietro a quello può esserci un metodo mafioso o il modo di essere mafioso”.

Proprio la capacità di infiltrazione delle mafie in maniera “sommersa” era stata al centro del precedente incontro al Liceo con il prof. Rocco Sciarrone, al seguito del quale era scoppiata una lunga serie di polemiche politiche, che il dott. Lari dice di non condividere, affermando: “Il dottor Sciarrone è un sociologo e quindi ha affrontato il problema dal punto di vista del sociologo. Un sociologo fa una serie di valutazioni che sono completamente diverse da quelle che facciamo noi come magistrati. Quindi dal punto di vista della sociologia è ovvio che si possa lasciare andare un po’ di più nel fare determinate affermazioni sulla presenza. Noi siamo vincolati dalle sentenze, parliamo con le sentenze e quindi ci dobbiamo limitare a parlare di ciò che è stato dimostrato in un’aula di giustizia. Quindi sono due profili completamente diversi, il sociologo e il magistrato”.

Per il magistrato, cogliere questo tipo di infiltrazionida un punto di vista giudiziario è difficilissimo – aggiunge Lari -, perché ovviamente qui torniamo a quello che io dico sempre: un processo di mimetizzazione delle mafie. Le mafie ormai hanno raggiunto un tale potere economico, hanno in mano il mondo dal punto di vista economico, quindi non hanno alcun bisogno di manifestarsi. E quindi hanno riciclato il denaro, hanno investito in moltissime attività. Noi non abbiamo la minima idea di quali siano le attività che sono riconducibili alla mafia, che è ricorsa a strutture societarie e societarie all’estero, e quindi diventa veramente una mappatura che non siamo in grado di fare. E quindi forse bisognava muoversi prima. Forse era prima che bisognava muoversi quando il reinvestimento di questi capitali enormi è avvenuto. Adesso, a mio giudizio, però non ho certezze, il reinvestimento in gran parte è avvenuto, quindi diventa molto molto difficile riuscire ad accertarlo“.

Quindi che fare? “Stare sempre attenti, vigili, segnalare, denunciare qualunque episodio, anche il più banale: quella che può essere la minaccia, quella che può essere la piccola estorsione – spiega il Procuratore –. Abbiamo visto anche recentemente, in un’operazione che abbiamo fatto, che in realtà qui vicino dei ragazzi, poi da poco più che maggiorenni, minacciavano altri ragazzi, li picchiavano per convincerli o per la droga, per piccoli debiti, per portargli via il motorino. Era un piccolo agglomerato che potrebbe anche essere definito mafioso in piccolo. Anche questo non è nato dalla segnalazione dei ragazzi, perché per i ragazzi il timore è così grande che non si ha il coraggio di fare denunce. Invece bisogna fare denuncia“.

A cura di Matteo Cantagallo

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