Rita Elena, consigliera comunale di maggioranza e presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Imperia, interviene con una nota ufficiale in occasione delle celebrazioni del 25 aprile.
“Un popolo, il nostro, ancora oggi ostaggio di una miopia cronica quando si parla di Resistenza”, denuncia la consigliera comunale e presidente della Commissione Pari Opportunità
Scrive Rita Elena: “Eccoci di nuovo qua. Tutti gli italiani uniti nella festa più divisiva della Nazione. Questo il vero ossimoro del 25 aprile. Due parole di forte contrasto che creano il paradosso per eccellenza.
Festa e divisione. Il riassunto dello stato delle cose di un paese che a distanza di ottantuno anni non riesce ancora a far pace con la propria storia, le scelte, e le conseguenze disastrose del ventennio fascista. Un popolo, il nostro, ancora oggi ostaggio di una miopia cronica quando si parla di Resistenza.
La memoria è sempre più fragile.
Se chiedi a molti giovani perché il 25 aprile è festa nazionale non ti sanno rispondere. Non perché sciocchi, ma perché a scuola, probabilmente, il periodo fascista il più delle volte viene affrontato superficialmente a causa della sua complessità storica e la delicata gestione della memoria collettiva. Un argomento, quello sul fascismo, che richiede un’analisi critica della propaganda, delle repressioni e delle leggi razziali, temi talvolta difficili da approfondire nei tempi ristretti dei programmi scolastici. Parlare di fascismo pertanto, rimane un tema delicato, con interpretazioni storiche a volte polarizzate, facilmente influenzabili.
Viviamo in un periodo dove le guerre distruggono persone e popoli, ambiente ed economie. I conflitti sconvolgono, e il costo umano delle guerre è altissimo. Le guerre non fanno bene a nessuno.
Oggi, nel mondo, si contano più conflitti armati dall’epoca della Seconda Guerra mondiale scatenati da motivi religiosi, di razza o etnici, da conquiste territoriali o da atti narcisistici di ambizione del potere.
Quest’ultimo, “atto narcisistico di ambizione del potere”, è ciò che condannò l’Italia a vent’anni di dittatura totalitaria autoritaria. Un regime, quello mussoliniano, fondato sul culto della personalità del Duce che attraverso una politica aggressiva, smantellò lo stato liberale tramite le “leggi fascistissime”, abolì la libertà di stampa e di sciopero, soppresse libertà democratiche, stabilito un sistema partitico unico, e instaurato un controllo profondo della società. Ma nel 1943, complice anche la disastrosa gestione della guerra, qualcosa cambiò. Tra il luglio e il settembre di quell’anno il consenso al fascismo crollo drasticamente e la crescente insofferenza popolare decretò l’inizio della sua fine.
8 settembre 1943. L’annuncio dell’Armistizio provocò il collasso militare e politico del regime. L’Italia si divise in due. Così iniziò la Resistenza. Migliaia di soldati si rifiutarono di consegnarsi ai tedeschi, unendosi a civili, antifascisti, giovani e intellettuali, rifugiandosi in montagna o operando clandestinamente nelle città. A Roma venne fondato dai rappresentanti dei partiti antifascisti (comunisti, socialisti, azionisti, democristiani e liberali) il CNL Comitato di Liberazione Nazionale.
Gli italiani alzarono la testa.
La Resistenza italiana fu un’insurrezione popolare per la democrazia. Non solo una guerra patriottica, ma anche una guerra civile tra fascisti e antifascisti. Il 25 aprile 1945 dopo ventidue mesi di atrocità nazifasciste grazie agli uomini e alle donne che presero parte alla Resistenza il pluralismo vinse sulla dittatura ponendo le basi per la Repubblica italiana e i suoi valori di pace, uguaglianza e libertà.
Molte le donne coinvolte nella lotta di liberazione che hanno contribuito in modo significativo al movimento di Resistenza, e non solo sul fronte domestico e di cura, ma anche come combattenti attive e staffette, fornendo un supporto logistico e informativo prezioso.
La decisione di scegliere il 25 aprile come Festa della Liberazione fu presa il 22 aprile del 1946 quando il governo italiano provvisorio, il primo guidato da Alcide De Gasperi e l’ultimo del Regno d’Italia, stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere “Festa Nazionale”.
Sono convinta che insegnare ai giovani cosa fu, e cosa rappresentò per noi italiani, il ventennio fascista, rimanga fondamentale per comprendere le radici della Repubblica italiana e la Costituzione nata dalla Resistenza. La Festa della Liberazione dovrebbe essere intesa come un momento di riflessione sulla nostra storia, con il fine di una memoria condivisa basata sui più alti valori liberali”.






