La polemica attorno alla mostra “I come Intelligence”, in programma dal 19 al 21 maggio nella palestra dell’IIS Ruffini di Imperia, non si ferma al comunicato dell’USB Scuola.
In appendice alla presa di posizione del sindacato, alcuni docenti imperiesi si sono rivolti direttamente alla nostra redazione per far sentire la propria voce
Un gruppo di insegnanti che si firma “Docenti contro il riarmo” ha inviato una nota in cui invita apertamente i colleghi a rifiutarsi di accompagnare le proprie classi all’evento, spiegando le ragioni del loro dissenso verso quella che definiscono una deriva bellicista nella scuola.
“Gentili colleghi, possiamo chiedervi quando abbiamo dato il nostro benestare per permettere a Dirigenti o Ministri di decidere a quali proposte didattiche devono partecipare i nostri studenti? Quando abbiamo deciso di mollare il timone, di smettere di pretendere di essere informati e concordi a proposito delle iniziative didattiche proposte alle nostre classi? Quand’è che abbiamo deciso di non porci più il problema delle finalità educative degli incontri, delle visite e delle partecipazioni ad eventi calati dall’alto, imposti – invece che proposti – nel silenzio generale e in totale assenza di dibattito?
Forse è un po’ di tempo, in effetti, che le cose vanno così; che le abbiamo lasciate andare così, sommersi come siamo da incombenze di ogni genere, e che poco o nulla hanno a che fare con l’attività di insegnamento vera e propria. Tuttavia, quando capitano concatenazioni di eventi come quelli per cui scriviamo, riteniamo che forse sia il caso di sviscerare il problema per trovare una soluzione o, almeno, per prendere una posizione.
Durante quest’anno scolastico il Ministero dell’Istruzione ha organizzato a livello nazionale un’iniziativa chiamata “I come Intelligence”, dedicata agli studenti del biennio della scuola secondaria di secondo grado, per promuovere la conoscenza della storia dei Servizi Segreti italiani e dei compiti affidati alla Sicurezza nazionale.
“È proseguita così” – citiamo testualmente dal sito del Ministero – “l’attività di promozione della cultura della sicurezza a favore dei più giovani, nella consapevolezza che la sicurezza nazionale è un bene che riguarda tutti e richiede il concorso di tutti.”
Ebbene, nel corso della prossima settimana anche Imperia ospiterà, nella palestra dell’IIS “G. Ruffini”, questo favoloso evento, durante il quale i nostri studenti saranno resi edotti sulla storia dei principali agenti segreti italiani e riceveranno un attestato come “agenti segreti in erba”.
Come è tristemente consueto in casi come questo – in cui gli studenti devono fornire un pubblico folto, attento e solerte ad iniziative non richieste – la partecipazione di alcune classi, in alcuni istituti, è stata praticamente imposta, non è passata dai consigli di classe, non è stata oggetto di possibilità di replica; talvolta è semplicemente stata comunicata ai docenti con una circolare e una nomina per l’accompagnamento e la sorveglianza – pratica, questa, anch’essa piuttosto consueta e diffusa negli ultimi anni, assai sgradevole e motivo di piccole e grandi contestazioni.
Ma c’è un’aggravante, nel caso specifico, a nostro parere: non sarà il caso di dire – senza girarci troppo attorno e perché è cosa su cui abbiamo voce in capitolo, visto che siamo esperti in merito – che è legittimo sollevare delle perplessità sull’utilità didattica e formativa di una simile attività? Lo diciamo, insomma, che questa enfasi sulla sicurezza nazionale che richiede il concorso di tutti, suona un po’ propagandistica, militarista e bellicista?
In un mondo in cui tirano, e forte, venti di guerra ovunque, in cui periodicamente si parla di ritorno alla leva, di Sicurezza nazionale che fa rima con riarmo, siamo proprio sicuri che fare partecipare dei quindicenni ad un evento in cui si dice quanto sia bello e affascinante condurre una vita da agente segreto, non abbia come obiettivo l’indottrinamento?
E ancora: noi, in quanto docenti, riteniamo sia utile, in linea con le nostre progettazioni didattiche e le discipline di insegnamento, con i principi dell’educazione civica e con le prospettive educative, il messaggio implicito che da “I come Intelligence” potrebbe passare? Qualcuno ce lo ha chiesto? Qualcuno ci ha dato la possibilità di dire: “No, grazie”?
E agli studenti e alle famiglie del Ruffini, per esempio, qualcuno ha spiegato la situazione per chiedere se avrebbero preferito, per un’intera settimana di maggio, poter usufruire della palestra per le attività di scienze motorie, o sentire la storia dei James Bond nazionali?
A scuola, cari colleghi, insegniamo che bisogna chiedersi perché, bisogna esercitare spirito critico e cercare di scendere in profondità, ragionare per capire. Facciamolo anche qui, dunque, tutti insieme: perché il Ministero propone approfondimenti sull’intelligence ad adolescenti in età dell’obbligo? Perché vuole mostrare loro quanto possa essere avventuroso e bello decidere di vivere “come un agente segreto”? Qual è il messaggio sotteso che si spera venga recepito? A cosa serve? A chi giova?
Ognuno ne tragga – ma con onestà, vi prego – le conclusioni che preferisce. Noi però, come docenti e come persone, vogliamo rivendicare il nostro diritto a non allinearci a queste proposte, ad esprimere dissenso, a non aderire ai valori che ci pare vengano qui sbandierati. A dire: “No, io i ragazzi non ce li porto” e magari avere spazio per spiegare a loro e alle loro famiglie le motivazioni della nostra presa di posizione.
Invitiamo dunque tutti i colleghi che concordano con noi a rifiutarsi di essere ingranaggio attivo nella macchina della militarizzazione della scuola, declinando gentilmente l’eventuale “invito” ad accompagnare i propri alunni a questa e ad altre iniziative simili”.
Docenti contro il riarmo






