27 Aprile 2026 20:22

Inchiesta biodigestore: Sardi (AVS) all’attacco di Scajola. “Si rifiuta di diagnosticare i problemi di cui è stato il primo responsabile”

Il caso del biodigestore di Colli a Taggia e del finanziamento Pnrr revocato torna al centro del dibattito politico imperiese. Dopo le rivelazioni emerse nell’inchiesta della Procura Europea, con le deposizioni dell’ex dirigente provinciale Michele Russo, dell’imprenditore Massimo Ghilardi e della funzionaria del Ministero dell’Ambiente Laura D’Aprile, arriva ora la presa di posizione di Lucio Sardi, consigliere di minoranza a Imperia per Alleanza Verdi e Sinistra, che traccia un giudizio politico netto sulla vicenda e sul ruolo del presidente della Provincia Claudio Scajola.

Inchiesta biodigestore: Lucio Sardi prende parte al dibattito politico

La lettura delle carte del fascicolo relativo al procedimento della procura europea sul contributo PNRR per il biodigestore provinciale, in cui è indagato il presidente della Provincia Scajola, fornisce un quadro molto preciso sulle fasi di quella vicenda. Ogni passaggio e procedura che ha seguito quella pratica è infatti dettagliatamente ricostruita sulla base dei documenti e delle testimonianze dei protagonisti e, oltre agli atti ufficiali relativi al procedimento amministrativo, sono emersi documenti utili a comprendere il contesto in cui quella vicenda è maturata e si è sviluppata. Per interpretarli al meglio è utile recuperare la memoria dell’intervista della trasmissione Rai Report a Scajola in merito alle consulenze assegnate dal Comune e dalla Provincia di Imperia alla società Avalon, che sulla vicenda del contributo PNRR del biodigestore ha avuto un ruolo centrale.

Seduto su una poltroncina “presidenziale”, Scajola, col suo consueto stile assertivo e un po’ di sfida, rispondeva al giornalista in merito al motivo di tutti quegli incarichi affermando: “quando io trovo un medico che mi cura bene non lo cambio”. Da questa frase e da quell’atteggiamento si può desumere non solo lo stile di governo di Scajola, ma soprattutto la conferma della credibilità del racconto dell’ex dirigente della Provincia Russo, che ha descritto l’onnipresenza del presidente nell’affidamento degli incarichi e l’onnipotenza di Avalon, rispetto alla struttura dirigenziale dell’ente.

In questo contesto, e considerando l’evidenza di documenti e testimonianze raccolte dai magistrati nell’inchiesta sul biodigestore, la difesa di Scajola, in cui cerca di scagionarsi dalle responsabilità sulla base della sua incompetenza tecnica sulle norme che regolano la concessione dei contributi PNRR, risulta poco credibile.

La questione è forse che il “medico” viene di volta in volta scelto da Scajola perché, invece di sentirsi diagnosticare il reale stato di salute delle sue scelte amministrative, preferisce ergersi a “paziente” onnisciente a cui bisogna aggiustare l’esito clinico. Scajola, nel suo agire da amministratore pubblico, è infatti evidentemente affetto da una cronica patologia da onnipotenza, che lo porta ciclicamente a compiere forzature amministrative la cui responsabilità, quando gli fa comodo, scarica regolarmente su altri, in questo caso sia su quelli che hanno avuto la colpa di assecondarlo sia su quelli che hanno resistito troppo.

Lasciando alla magistratura il compito di accertare eventuali responsabilità penali, va dato un giudizio politico sulla vicenda del biodigestore, unitamente su colui che dovrebbe governare e trovare una soluzione a una questione che va ben oltre al mancato ottenimento del finanziamento PNRR.

In una recente intervista, l’amministratore della società che dovrebbe realizzare l’impianto ha allontanato da sé ogni responsabilità sulla vicenda del finanziamento del PNRR e si è poi lamentato della cattiva immagine che ha generato e che avrebbe causato difficoltà a trovare il socio privato necessario a realizzarlo. Una dichiarazione incredibile e allarmante, dato che il privato che si è aggiudicato la gara con l’impegno di realizzare il biodigestore è la sua società, che oggi, a distanza di anni dall’aggiudicazione del progetto, si dichiara non in grado di tenere fede all’impegno, tanto da essere alla ricerca del soccorso di un altro socio privato.

In una simile situazione, pensare che il malato cronico di cattiva amministrazione, oggi sottoposto a una sorta di T.S.O. da parte della magistratura, possa trovare una soluzione è impensabile. Non meno tollerabile è che resti alla guida di un ente che deve gestire situazioni molto complicate su servizi pubblici fondamentali (servizio idrico integrato, rifiuti, trasporto pubblico) chi si è reso protagonista dei comportamenti e degli atti molto gravi che l’inchiesta sul biodigestore ha svelato.

Se, nella stessa logica di quello provocatoriamente introdotto a carico dei magistrati dal ministro Nordio, si utilizzasse un test attitudinale per misurare la capacità di Scajola di guidare con competenza, equilibrio e credibilità la Provincia, qualche riscontro, a quanto già evidente sulla base di un giudizio politico, potrebbe esserci.

La cura dei gravi problemi ancora aperti nella nostra provincia non si può certo trovare seguendo le ricette di chi si rifiuta di diagnosticarli e che nel tempo ne è stato spesso il primo responsabile”.

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