“La variazione di bilancio approvata lunedì sera in Consiglio comunale è un documento tecnico, pieno di numeri che raccontano qualcosa di molto concreto: oltre 400.000 euro in più per la gestione dei rifiuti nel solo 2026. E raccontano anche dove sta andando questa città, e questa provincia e regione, sul tema più urgente e più trascurato della politica ambientale – Con queste parole la consigliera di minoranza del Partito Democratico, Deborah Bellotti, apre un dibattito in merito alla pratica sulla variazione di bilancio, approvata lunedì scorso in Consiglio Comunale.
La quarta variazione di bilancio, illustrata dall’assessore Laura Gandolfo, vede l’applicazione dell’avanzo di amministrazione 2025: tra i punti, anche circa 485mila euro per i servizi ambientali
Rifiuti a Imperia: per la Bellotti “si paga di più, si differenzia peggio“
“Da oltre dieci anni mi occupo di rifiuti – spiega la Bellotti nel suo intervento – e so bene che la strada è una sola: ridurre i rifiuti, differenziare e trattare bene, riciclare davvero. Non è una visione astratta: è ciò che fanno i Comuni e le Regioni più avanzati d’Italia, con risultati misurabili in termini ambientali ed economici. Il porta a porta non è solo una modalità di raccolta: è il sistema che produce le percentuali di raccolta differenziata più alte e, soprattutto, la qualità del rifiuto conferito più alta. Un materiale conferito bene viene ritirato dai consorzi di filiera, entra nel ciclo del riciclo reale e genera un ritorno economico per il Comune. Un materiale conferito male viene rifiutato o declassato: costa invece di rendere.
Da quando sono state introdotte le ISECO, sulla quantità e qualità del rifiuto conferito regna il silenzio. I dati non vengono pubblicati, le telecamere non si sa come funzionino davvero, le ISECO sono scomode per anziani, commercianti e turisti, mentre spostano sul cittadino un onere che prima era del gestore. Risultato paradossale: il canone annuo a De Vizia è aumentato, paghiamo di più a un gestore che fa meno lavoro porta a porta, e nel frattempo la percentuale di raccolta differenziata è ferma al 68% da anni, quarta in Liguria, appena sopra il minimo di legge.
Sul fronte provinciale la situazione è più grave ancora. I +250.000 euro sulle spese di discarica in questa variazione di bilancio non sono una voce tecnica: sono il prezzo, pagato dai contribuenti imperiesi, dell’assenza di un impianto di trattamento atteso da tredici anni. Il costo del conferimento grava ogni giorno sulle casse dei comuni dell’Imperiese con numeri che la stessa Provincia ha riconosciuto essere insostenibili. La risposta all’interrogazione del consigliere provinciale Cascino sul biodigestore certifica qualcosa di molto serio: il concessionario non ha le risorse finanziarie per rispettare la scadenza del maggio 2027. La Provincia ha aperto la procedura con il Collegio Consultivo Tecnico per valutare responsabilità e possibile revoca della concessione.
A complicare il quadro c’è la vicenda giudiziaria davanti alla Procura Europea. Ho letto la convenzione dove si prevede che, qualora il finanziamento PNRR venisse revocato per responsabilità del concedente, il concessionario avrebbe diritto alla revisione del piano economico-finanziario e sarebbe potenzialmente sollevato da responsabilità al riguardo. I cittadini rischiano di pagare il conto ancora a lungo senza benefici reali.
E poi c’è il livello regionale. In Consiglio regionale il PD ha chiesto nuovamente, ieri, alla Regione Liguria di dimostrare con dati verificabili che il termovalorizzatore sia davvero necessario e conveniente. Come ha più volte dichiarato il consigliere regionale PD Andrea Orlando, ex ministro dell’Ambiente, costruire un inceneritore è una scelta antistorica e antieconomica: una volta costruito, quell’impianto va alimentato, il che significa essere strutturalmente incentivati a produrre più rifiuti indifferenziati, non meno. Eppure, la Regione ha già pubblicato il bando per un impianto da 300-380 milioni di euro, con gara prevista in autunno e obiettivo di assegnazione entro fine anno, mentre la Liguria rimane l’unica regione del Nord Italia a non aver raggiunto nemmeno il target del 65% di raccolta differenziata, quando la media del Nord è al 74%.
La strada è un’altra, ed è quella che le esperienze più virtuose d’Italia dimostrano da anni essere praticabile e conveniente. Porta a porta, impianti di trattamento rifiuti idonei, tariffazione puntuale basata su quanto rifiuto indifferenziato produci davvero, analisi merceologiche periodiche e pubbliche sul contenuto dei conferimenti, per sapere dove si sbaglia e intervenire — mentre oggi a Imperia non sappiamo cosa entra nelle ISECO. Centri del riuso, educazione ambientale continua, non una campagna ogni otto anni. Rendicontazione pubblica trasparente: i dati di qualità del conferimento, i ricavi dai consorzi di filiera, i costi netti del servizio, tutto accessibile ai cittadini ogni anno. Sono strumenti concreti che eliminano la dipendenza da discariche esterne o da termovalorizzatori. Ma richiedono visione e la volontà di mettere al primo posto l’interesse dei cittadini attraverso scelte amministrative coerenti.
Imperia merita di meglio: non comunicati che celebrano un 68% fermo da anni come un successo, non 400.000 euro in più senza che nessuno spieghi perché, non un inceneritore regionale da 380 milioni presentato come inevitabile senza mostrare i conti.






