24 Giugno 2026 09:03

Imperia: 52enne accusato di violenza sessuale e sequestro di persona, il Tribunale di Genova dice no alla sorveglianza speciale

In breve: Determinanti nel fascicolo gli esiti delle verifiche sui tabulati telefonici acquisiti nel procedimento, che già avevano portato alla scarcerazione dell'uomo

Nuovi sviluppi nell’inchiesta che vede un 52enne di San Bartolomeo al Mare accusato di violenza sessuale reiterata e continuativasequestro di persona e lesioni personali aggravate nei confronti di una 39enne.

Determinanti nel fascicolo gli esiti delle verifiche sui tabulati telefonici acquisiti nel procedimento, che già avevano portato alla scarcerazione dell’uomo

La vicenda aveva avuto origine dalla denuncia della donna, che aveva accusato il 52enne di averla tenuta segregata nella propria abitazione per cinque giorni, privandola del cellulare, costringendola a subire ripetuti rapporti sessuali e provocandole lesioni poi riscontrate al Pronto Soccorso.

Sulla base delle sue dichiarazioni, l’uomo era stato arrestato e sottoposto a custodia cautelare in carcere, misura successivamente confermata dal Tribunale del Riesame. La difesa, sostenuta dagli avvocati Erminio Annoni e Gioacchino Genchi, aveva però contestato la ricostruzione accusatoria, evidenziando l’assenza di verifiche sui dispositivi telefonici.

In seguito all’acquisizione dei tabulati e dei dati di traffico, era emerso che durante il periodo del presunto sequestro la donna avrebbe continuato a utilizzare il telefono, effettuando e ricevendo chiamate, scambiando messaggi e spostandosi anche fuori dal comune di San Bartolomeo al Mare. Tali elementi era stati quindi ritenuti incompatibili con l’ipotesi di una privazione della libertà personale e avevano indotto il Gip del Tribunale di Imperia Flavio Tovani a ritenere insussistenti i gravi indizi di colpevolezza, revocando la misura cautelare e disponendo la scarcerazione dell’indagato.

Dopo la revoca della custodia cautelare in carcere la vicenda giudiziaria è proseguita sul piano delle misure di prevenzione.

Successivamente alla scarcerazione, il Questore di Imperia ha proposto nei confronti dell’uomo l’applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, ritenendolo socialmente pericoloso ai sensi della normativa antimafia applicabile anche ai soggetti indiziati per determinati reati di violenza di genere. La proposta si fondava principalmente sul quadro accusatorio che aveva originariamente portato all’emissione della misura cautelare.

Nel procedimento davanti alla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Genova, la difesa ha quindi depositato una memoria corredata dalla documentazione acquisita nel procedimento penale, richiamando gli esiti delle verifiche sui dati telefonici e la successiva revoca della custodia cautelare. Nonostante il parere favorevole del Pubblico Ministero all’applicazione della misura di prevenzione, il Tribunale di Genova ha rigettato la proposta, ritenendo non sussistenti i presupposti per affermare un’attuale pericolosità sociale tale da giustificare la sorveglianza speciale.

Parallelamente, è proseguita l’attività istruttoria relativa al telefono cellulare della 39enne, dispositivo che il Gip aveva disposto di acquisire nell’ambito degli approfondimenti investigativi. Al momento dell’esecuzione del sequestro, tuttavia, il telefono è risultato gravemente danneggiato e non è stato possibile estrarre dati utilizzabili ai fini delle indagini.

Con la revoca della misura cautelare, il rigetto della sorveglianza speciale e l’impossibilità di acquisire ulteriori elementi dal dispositivo sequestrato, il procedimento è entrato in una nuova fase. Spetterà ora alla Procura della Repubblica di Imperia valutare complessivamente il materiale probatorio raccolto nel corso delle indagini preliminari e determinare le successive iniziative processuali.

Sulla vicenda continua comunque a pesare il ruolo non indifferente che gli accertamenti tecnologici e i dati di traffico telefonico hanno avuto nella rivalutazione del quadro indiziario originariamente posto a fondamento delle accuse.

Una linea difensiva che nasce dall’esperienza di uno dei due legali coinvolti, Gioacchino Genchi, già funzionario della Polizia di Stato ed esperto nell’analisi dei tabulati e dei dati di traffico telefonico, noto per aver contribuito a importanti indagini giudiziarie attraverso la ricostruzione delle reti di contatti, ma anche al centro di discussioni e critiche sul delicato equilibrio tra efficacia investigativa e tutela della privacy.

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