Il consigliere di minoranza Lucio Sardi (Alleanza Verdi Sinistra) interviene con una nota a proposito dell’accordo trovato tra il Comune di Imperia e i Privati per la riqualificazione dell’area nota come “ex Granatini” a Borgo Foce.
Le parole del consigliere di AVS: “Una guerra combattuta con i soldi dei cittadini”
Scrive Sardi: “In una fase in cui sul piano internazionale ci si aggrappa alla speranza che, nonostante la presenza di certi maldestri politici, si arrivi a cessare il conflitto mediorientale e quello in Ucraina, possiamo almeno osservare la sorprendente fine della “Guerra dei Granatini”.
Come in ogni guerra, il primo elemento emergente è che non si comprendono le ragioni per cui la stessa sia stata dichiarata e quelle per le quali sia terminata in modo così imprevisto, visto che ha lasciato sostanzialmente le cose come erano prima che scoppiasse.
Nella zona Granatini, infatti, i proprietari avevano presentato un progetto di riqualificazione di un’area, da tempo inutilizzata e in stato di degrado, che prevedeva la riduzione dei volumi edificatori potenzialmente realizzabili (oggi portato come risultato positivo dell’accordo), evidentemente non più compatibili con gli standard edilizi attuali.
Il progetto presentato dai proprietari subiva però una doppia bocciatura, la prima dalla commissione paesaggio del comune, ma soprattutto da parte dell’amministrazione comunale che, dopo due maldestre ordinanze di ripristino dell’area bocciate con perdite dal Tar, ha deciso addirittura di agire con una procedura di esproprio dell’area per destinarla a parcheggio pubblico.
La scelta, molto aggressiva e decisamente impegnativa per le finanze pubbliche (la perizia di stima aveva fissato l’ammontare dell’indennizzo per l’esproprio in 480 mila euro a cui andavano aggiunti i costi per le opere di demolizione e ripristino), è stata giustificata per raggiungere l’obiettivo di realizzare quasi 70 parcheggi ritenuti “vitali” per il quartiere della Foce.
Per dare l’idea del piglio molto deciso dell’amministrazione su tale vicenda, è bene ricordare quando l’assessore Gaggero – nel corso del consiglio comunale che discuteva la pratica di variazione di bilancio per prevedere la copertura dell’onere fissato per l’esproprio – si presentò addirittura armato di video realizzati con droni per mettere in risalto la condizione di abbandono dell’area. Una azione di propaganda volta a giustificare una scelta che, considerato che era assai remota l’ipotesi in cui il valore dell’indennizzo per l’esproprio dell’area (determinato da una perizia predisposta su incarico e a carico dell’ente) fosse ritenuto congruo e accettato dal privato, comportava grossi rischi e comunque un salasso per le casse del comune.
Dopo aver scatenato tutta la propria capacità offensiva con l’uso dell’arma non convenzionale dell’esproprio e fatto approvare lo stanziamento di bilancio per attuarlo al fine di raggiungere l’obiettivo ritenuto indispensabile di creare un parcheggio a rotazione dentro un borgo storico e in un cortile con un accesso veicolare difficoltoso, l’amministrazione ha compiuto una incredibile ritirata, firmando un armistizio e un accordo di pace col “nemico” privato.
Un accordo che prevede il ritiro della procedura di esproprio, il via libera a un progetto edilizio del privato per realizzare in quell’area 23 appartamenti (di cui 8 realizzati all’interno dell’attuale area scoperta) con 30 parcheggi privati e solo 16 parcheggi concessi al comune per uso pubblico.
Un esito che è probabilmente sostanzialmente simile a quello proposto inizialmente dal privato ma contro cui l’amministrazione comunale aveva dichiarato guerra e a cui si poteva arrivare con una semplice trattativa diplomatica preventiva.
Siccome in ogni guerra la propaganda ha un ruolo fondamentale, il “generale” Scajola, ha presentato questo accordo come un’ottima soluzione che risponde all’interesse pubblico, anche se è ancora fresca la memoria dei suoi bellicosi annunci per la conquista delle indispensabili decine di parcheggi pubblici per il quartiere, che oggi si riducono a un misero bottino di guerra di poco più di una decina.
Come in ogni dopoguerra, i responsabili di averla fatta scoppiare e guidata, dimenticano di farsi carico delle perdite causate del conflitto, che in questo caso sono fortunatamente “solo” i costi per i contenziosi persi al Tar sulle ordinanze di ripristino, quelli per le pratiche e la perizia per la procedura di esproprio e quelli tecnici per realizzare il progetto dell’indispensabile parcheggio (comprensivi di video con i droni), lavoro finito nel cestino come la credibilità di “condottiero” del sindaco.
Un prezzo che, in questa guerra fatta sulla pelle e con le tasche degli altri, pagano gli incolpevoli cittadini imperiesi e non gli amministratori che la hanno scatenata.
Cittadini che hanno semmai avuto la colpa di farsi affascinare dalla retorica della propaganda bellica ormai entrata nelle abituali forme di comunicazione dei nuovi “pre-potenti”, che non agiscono più sulla base del principio della responsabilità di chi svolge una funzione pubblica usando, invece, il loro ruolo come arma da brandire per godere dell’ebrezza del potere“.






