23 Aprile 2026 23:11

Mafia a Imperia, la Maggioranza unita contro il prof. Sciarrone: “Rifiutiamo la sua narrazione semplicistica e dannosa”

In breve: Dura risposta della Maggioranza alle affermazioni del professore: "La legalità non può essere usata come strumento di visibilità o contrapposizione"

In relazione all’incontro pubblico tenutosi presso le scuole di Sanremo e Imperia con il professor Rocco Sciarrone, docente e studioso dei fenomeni mafiosi in Italia, il sindaco ha ritenuto doveroso intervenire con estrema chiarezza per tutelare la verità dei fatti, l’onorabilità della comunità che rappresenta e la correttezza del dibattito pubblico“.

Così la Maggioranza unita si accoda al sindaco Claudio Scajola nel ribattere con forza alle affermazioni del prof. Sciarrone. Sulla questione, in seno all’Amministrazione, si era già espressa l’assessore Laura Gandolfo, mentre in difesa del professore erano già intervenuti gli esponenti del Partito Democratico Ivan Bracco, Daniela Bozzano e Deborah Bellotti, nonché Libera Imperia, l’associazione che ha organizzato gli incontri del sociologo in giro per la Provincia.

Dura risposta della Maggioranza alle affermazioni del professore: “La legalità non può essere usata come strumento di visibilità o contrapposizione”

In un articolo apparso sulla stampa – proseguono gli esponenti della Maggioranza -, riferito ai suddetti incontri, sono infatti state riportate tra virgolette affermazioni attribuite al professor Sciarrone che, se confermate nei termini utilizzati, risultano di una gravità estrema. In particolare: «Qua la ’ndrangheta ha trovato porte aperte negli ambienti politici, economici e sociali». E ancora: «Penso che la provincia di Imperia abbia scelto la ’ndrangheta, non è stata solo la mafia a scegliere il territorio».

Frasi di questo tenore non si limitano a descrivere un fenomeno criminale – che nessuno, sia ben inteso, intende negare o minimizzare – ma attribuiscono una responsabilità consapevole e collettiva a un intero territorio, ai suoi cittadini, alle istituzioni, alle categorie sociali e agli imprenditori che ogni giorno, con fatica, lavorano onestamente per creare valore.

Affermare che una comunità «ha scelto la ’ndrangheta» significa sostenere che cittadini, imprenditori, lavoratori, associazioni e rappresentanze sociali abbiano deliberatamente deciso di convivere o collaborare con la criminalità organizzata. Questo è un passaggio che non può essere accettato senza prove puntuali, circostanziate e documentate. E senza generalizzazioni.

Il sindaco di Imperia Claudio Scajola, anche nella sua qualità di presidente della Provincia, ha quindi ritenuto doveroso invitare il professor Sciarrone a un confronto diretto presso il tavolo della legalità del Comune di Imperia. Non per spirito polemico e non per negare l’esistenza del fenomeno mafioso, ma per pretendere rigore, responsabilità e chiarezza su affermazioni che, se non circostanziate, gettano ombre pesantissime sul tessuto sociale ed economico del territorio.

La maggioranza comunale respinge con fermezza ogni tentativo di rappresentare questa iniziativa come un attacco personale o politico. Al contrario, essa nasce dall’esigenza di difendere una comunità composta in larghissima parte da cittadini onesti, da imprese sane, da professionisti, lavoratori e famiglie che ogni giorno operano nel rispetto della legge.

È bene essere altrettanto chiari su un punto: chi si schiera acriticamente a difesa di quelle affermazioni, ne sottoscrive integralmente il contenuto.
Ciò significa accettare l’idea che Imperia e la sua provincia abbiano “scelto” la mafia.
Significa condividere l’accusa secondo cui ambienti politici, imprenditoriali, economici e sociali avrebbero “aperto le porte” alla criminalità organizzata.

Accuse che, allo stato attuale, non trovano riscontro né negli atti ufficiali dello Stato, né nelle relazioni degli organi inquirenti, né negli esiti delle audizioni svolte al Tavolo della Legalità.

L’Amministrazione non ha mai negato la presenza in alcune aree della provincia di soggetti riconducibili alla criminalità organizzata, come documentato da atti giudiziari e relazioni istituzionali. È altrettanto noto che il territorio imperiese sia stato interessato, negli anni Sessanta e Settanta, da provvedimenti di confino disposti dallo Stato, che hanno determinato l’arrivo forzato di appartenenti a famiglie mafiose. Parlare di una “scelta” del territorio o della comunità è quindi storicamente e logicamente improprio.

Dalle attività svolte presso il Tavolo della Legalità, con il contributo di rappresentanti istituzionali e delle categorie economiche e sociali, non sono emersi elementi che indichino un radicamento strutturato della criminalità organizzata nella città di Imperia.

Questo non significa abbassare la guardia, ma rifiutare una narrazione semplicistica e dannosa che dipinge il territorio come connivente o assoggettato alla mafia.
La legalità non può essere usata come strumento di visibilità o contrapposizione. Alimentare rappresentazioni distorte e generalizzanti significa colpire l’economia locale, screditare le categorie produttive, sociali e trasmettere ai giovani un’immagine falsa di un territorio senza futuro.

Difendere la legalità significa essere rigorosi, responsabili e aderenti ai fatti. Tutto il resto è semplificazione e danno al territorio“.

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