Il consigliere di Alleanza Verdi Sinistra Lucio Sardi interviene con una nota a commento dell’ultima seduta del Consiglio Comunale di Imperia. A finire nel mirino di Sardi è in particolare il comportamento della maggioranza durante la seduta. Il consigliere attribuisce le tensioni con i membri della maggioranza all’assenza del sindaco Claudio Scajola e punta il dito contro una gestione della seduta che giudica caratterizzata da scarsa preparazione delle pratiche, e contro delle reazioni che ritiene aggressive verso le osservazioni delle opposizioni.
Scrive Sardi: «Molti giornalisti e commentatori della politica utilizzano spesso il mondo animale per descriverne le caratteristiche di alcuni suoi protagonisti o le dinamiche che lo attraversano.
Si usa dire che la politica a volte si trasformi in una giungla, così che alcuni suoi rappresentanti siano dei predatori di cui non fidarsi; oppure che nelle istituzioni molto spesso siedano greggi senza spessore o coraggio, asservite al volere del capo di turno.
Meno nobili ma non meno noti sono i soprannomi animali affibbiati a politici particolarmente connotati, come quello di “squalo” all’andreottiano Sbardella o di “pitonessa” all’ex ministro Santanchè.
Usando questo schema descrittivo, si possono rappresentare in maniera efficace le dinamiche e i comportamenti – decisamente fuori delle righe – visti nell’ultimo consiglio comunale, in cui, peraltro, non si discuteva di pratiche così vitali da giustificarli.
La maggioranza ha evidentemente patito l’assenza per ragioni di salute del sindaco, il cui controllo e potere assoluto su di essa si sono dimostrati, per assurdo, in forma ancora più evidente, pur non essendo Scajola presente a esercitarlo.
I consiglieri di maggioranza e gli assessori, infatti, invece che godersi un po’ di libertà e un momento di ricreazione lontano dalle bacchette che Scajola sa brandire per punirne ogni errore o scarsa dedizione, sono entrati nel panico, finendo poi per reagire con la logica di un branco orfano del capo.
Va detto che la pessima preparazione delle pratiche portate in discussione era già emersa nelle commissioni consiliari dove, in due precedenti occasioni, la maggioranza era andata in affanno di fronte ai rilievi o proposte delle opposizioni.
Nella riunione di commissione che trattava l’aggiornamento del piano triennale dei lavori pubblici, a fronte di un mio rilievo in merito all’omissione, nel testo, della descrizione delle opere rinviate di un anno, l‘assessore Gaggero si è rifiutato di votare una integrazione o di portare in consiglio un emendamento correttivo.
Nella discussione della pratica sulla cittadinanza onoraria a Pertini, a seguito della mia richiesta di inserire nel testo della delibera che, oltre presidente della Repubblica, Pertini era stato un comandante partigiano – come ricordava persino Toto Cotugno nel testo della canzone “L’Italiano” – si è scatenato un misto di panico e insofferenza che quasi ha quasi portato la maggioranza a bocciare la proposta. Solo la mediazione del vicesindaco Fossati, che con una punta di ironia, ma conscio dell’assurdità di quella rigidità, ha dichiarato che si sarebbe preso lui la responsabilità con il sindaco, ha indotto i consiglieri di maggioranza ad accoglierla.
A mettere in uno stato di agitazione e irritazione la maggioranza durante il consiglio è stata certamente anche la figura barbina rimediata con l’errata indicazione del cognome di Alcide De Gasperi (scritto come Degasperi), nella proposta di delibera sulla concessione della cittadinanza onoraria allo storico esponente democristiano e a Pertini.
La modalità con la quale, nel precedente consiglio comunale, si era chiamata in causa tale figura centrale della politica del dopoguerra per fare una specie di “pari e patta” con la proposta di conferimento della cittadinanza a Pertini avanzata dalle opposizioni era già apparsa frettolosa e poco rispettosa della figura di De Gasperi.
Il capogruppo di maggioranza Volpe – il quale chiese di emendare la mozione che proponeva la cittadinanza onoraria a Pertini per aggiungere anche De Gasperi – fece infatti un breve intervento per presentarla che era, però, la trascrizione delle prime dieci righe di Wikipedia.
Peccato che, nel copiare, Volpe non si fosse reso conto che anche Wikipedia, così come la fondazione che ne promuove la figura e ogni testo che ne racconti la gesta, riportino il cognome De Gasperi.
L’unico contesto in cui il cognome era unito è stato all’anagrafe al momento della nascita, salvo poi essere modificato in De Gasperi, cognome infatti anche attribuito in tale forma ai figli.
Immaginiamo il brivido che avrà provato il povero Volpe, che si professa orgogliosamente democristiano, di fronte al mio emendamento che correggeva quello strafalcione, pensando alla reazione di Scajola di fronte allo smacco di farsi correggere su quel tema da un esponente della sinistra. Sindaco che, va detto, su questo scivolone era colpevole tanto quanto Volpe, dato che la proposta di deliberazione l’ha votata la giunta, ma che è abituato a bacchettare e scaricare sugli altri anche gli errori spesso causati da lui.
Forse da allora è scattato l’atteggiamento da branco smarrito e aggressivo – perché privo del capo – verso ogni rilievo che ho osato portare sul merito delle pratiche discusse successivamente.
Il primo episodio delle reazioni scomposte degli esponenti di maggioranza è stato quello del consigliere Montanaro il quale, avendomi esplicitamente detto che avevo mentito nel riportare la discussione di una pratica in commissione, ha “costretto” il presidente Vassallo a concedermi il diritto di replica per fatto personale, che finora mi era stato sempre negato.
Un atteggiamento denigratorio purtroppo comune anche al vicesindaco Fossati, mandato allo sbaraglio con una imbarazzante gestione della pratica di competenza del sindaco sul regolamento della videosorveglianza, il giorno dopo aver subito la punizione della pesante revoca della delega all’igiene urbana. Invece che tenere un profilo basso e cercare di accogliere le nostre proposte per correggere le lacune della pratica, il vicesindaco ha usato il suo consueto stratagemma di quando è in difficoltà, ovvero di buttarla in caciara, definendoci praticamente degli stupidi esagitati che non avevano capito la pratica.
Per non “sfigurare” con Fossati, l’assessore Gaggero si è lanciato a sua volta nella consueta sfilza di attacchi personali contro chi ha osato spiegare che alcune opere pubbliche urgenti – da lui stesso originariamente previste nel 2026 (tra queste il ponte sull’Impero a Barcheto, la cui condizione di degrado e sicurezza è piuttosto preoccupante) – sono state rimandate di un anno perché non finanziate.
Nel suo sfogo, Gaggero, in un passaggio, ha persino affermato di trattenersi dal dire quello che pensava di me per evitare di esporsi a denunce, chiedendosi poi retoricamente come mai non sentissimo la necessità di provare ammirazione e gratitudine per l’operato dell’amministrazione.
Una domanda a cui, se ragionassimo come lui, non potremmo rispondere per timore di querele, ma che ci porta a pensare che la sofferenza che manifesta per la nostra “ingratitudine” sia una forma di appello in codice a una maggiore comprensione da parte nostra per quello che gli tocca subire dal capo branco.
Anche l’assessore Gatti – che ormai riceve condanne alle spese per i ricorsi sulle multe fatte con gli autovelox con una crescente e preoccupante frequenza – ha ritenuto di rifiutarsi di farmi avere il numero dei ricorsi ancora pendenti e a rischio di condanna, informazione che avevo già chiesto in commissione al dirigente e che si erano impegnati a comunicarmi in consiglio.
Non meno irrequiete e anche aggressive si sono poi dimostrate le assessore Roggero e Gandolfo nel replicare sui fondi per le vele d’epoca e sul trasferimento della centrale del 118.
La speranza che l’assenza del sindaco aiutasse ad abbassare i toni, che lui spesso alza intervenendo in consiglio, si è quindi rivelata vana.
La logica del branco, che prevede che chi è estraneo alla sua cerchia sia un pericolo con cui non si debba tenere un confronto franco ma civile, e lo stato di subordinazione totale a cui i consiglieri di maggioranza e gli assessori sono sottoposti da Scajola, combinati con l’assenza del sindaco, li ha evidentemente disorientati, impauriti e resi più aggressivi verso le opposizioni.
Un comportamento sicuramente anche legato al timore di dover poi pagare pegno per essersi magari presi qualche libertà o aver concesso qualche spazio di confronto di troppo senza l’autorizzazione dal sindaco».






