L’avviso di conclusione delle indagini a carico del presidente della provincia Claudio Scajola, del patron di Avalon, Riccardo Demicheli e dell’ex dirigente provinciale Michele Russo, emesso dalla Procura Europea (Eppo) di Torino per la vicenda del finanziamento, chiesto dalla Provincia e poi revocato dal ministero dell’Ambiente, per il biodigestore di Taggia, è composto da una serie interminabile di allegati.
Una lunga serie di testimonianze raccolte da Carabinieri e Finanza per conto della Procura Europea
Un faldone corposo che comprende anche i riscontri di indagini delegate alla Guardia di finanza di Imperia e all’aliquota Carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria della Procura imperiese. Gli inquirenti per ricomporre la vicenda hanno raccolto le testimonianze, tutte riportate nei verbali compresi nel faldone, di numerosi funzionari della Provincia, degli imprenditori coinvolti nella realizzazione del biodigestore e persino di un’alta dirigente del ministero dell’Ambiente.
Emergono anche accertamenti della Guardia di finanza, delegati da Eppo, in provincia e comune di Imperia legati agli accordi con Avalon.
Fra le carte c’è anche il verbale dell’interrogatorio di Michele Russo, avvenuto lo scorso 2 luglio, quando la vicenda venne anticipata dal nostro giornale. Russo in quella occasione, fra le altre cose disse al Sostituto Procuratore europeo Adriano Scudieri: “Il rapporto con SCAJOLA è sempre stato molto complicato. Lui si è sempre imposto nelle procedure di mia competenza, cercando di imporre nomi di professionisti e di imprese a cui affidare i lavori. Io ho sempre cercato di mantenere il mio spazio di autonomia, ma non è sempre stato facile.
Preciso che sono stato sentito più volte dalla Procura della Repubblica di Imperia, cercando di essere collaborativo sulle vicende di interesse per la Procura. Nella vicenda del biodigestore i rapporti sono stati ancora più complessi perché SCAJOLA non ha mai accettato né da parte mia, né da parte dei miei collaboratori alcun tipo di consiglio rispetto alle varie fasi del procedimento. Ha sempre dichiarato che il dott. DEMICHELI era un “DIO” e le sue parole un “VANGELO”.
Un altro funzionario della Provincia, ascoltato come testimone, conferma: “Scajola ci disse che le parole di Demicheli erano Vangelo”.
La sfuriata di Scajola con i funzionari della Provincia per la perdita del finanziamento europeo: “Vi faccio vendere le case che avete”
Prosegue Russo sempre in fase di interrogatorio: “Voglio fin d’ora precisare che lo scorso 4 novembre il presidente SCAJOLA mi ha accusato pubblicamente, di fronte a – omissis – , dopo che era arrivato dal Ministero il preavviso di revoca del finanziamento europeo, in modo molto alterato, di avergli fatto perdere il finanziamento. Anzi l’accusa era rivolta a tutti e tre e nell’occasione egli disse “ricordatevi, vi faccio vendere le case che avete”.
Russo sottolinea inoltre precisa che “AVALON ha predisposto la domanda per l’ottenimento del finanziamento relativo al biodigestore in assenza di un qualsiasi incarico formale, che a febbraio 2022 non esisteva. DEMICHELI ha quindi preparato questa domanda inviandola alla segreteria del Presidente della Provincia per le dovute firme in un momento in cui non aveva alcun incarico, come un “privato cittadino”. Di questo sono certo in quanto il primo incarico lo ha ottenuto ad aprile del 2022″.
E’ bene ricordare che il nocciolo della vicenda, che portò alla perdita del finanziamento è il mancato rispetto dei cosiddetti principi del DNSH legati indissolubilmente all’ottenimento di fondi Pnrr. Tradotto in parole povere: il Pnrr non può finanziare progetti che comprendano un seppur minimo danno ambientale. Nel caso del biodigestore il “danno” è rappresentato dalla discarica di servizio all’impianto.
Fra i testi anche una funzionaria di vertice del ministero dell’Ambiente, che comunica l’invio da parte di Russo di una nota nella quale “si dà conto di come il progetto risulta sviluppato nel rispetto dei principi europei e del criterio DNSH”, sottolineando però anche che alla stessa nota è allegata una “nota integrativa dell’impianto”, nella quale “si rappresenta come necessario un approfondimento tecnico sul rispetto dei criteri DNSH”.
È proprio sulla base di questa comunicazione di Michele Russo che il finanziamento verrà poi revocato. E dopo la revoca Russo chiede e ottiene indietro da Avalon i denari anticipata dalla provincia per la consulenza sul biodigestore.
Dagli interrogatori e dalle testimonianze raccolte e racchiuse nel faldone della Procura Europea emerge con chiarezza che la Provincia tentò di aggirare l’ostacolo, persino cercando di modificare il progetto, su suggerimento del patron di Avalon Demicheli. Che la procedura fosse almeno “forzata” lo ammise anche Claudio Scajola ai nostri microfoni. E anche il video di quelle dichiarazioni è finito nel fascicolo della Procura Europea.
Il finanziamento inseguito a tutti i costi per puntare alla riduzione del 15% della Tari, la Tassa sui rifiuti pagata dai cittadini della provincia di Imperia
Perché dunque questo “accanimento”? Dalle testimonianze raccolte emerge che il finanziamento sarebbe servito per ridurre la Tari, Tassa per i rifiuti pagata dai cittadini della provincia di Imperia. Secondo la testimonianza di un funzionario della Provincia, ” volendo fare una stima approssimativa, avrebbe inciso, nella sua riduzione più favorevole di 12 euro a tonnellata circa, per il 15% della TARI, il dato è correlato anche alla virtuosità del Comune nella raccolta differenziata”.
Al di là del nobile intento, dalle carte di Eppo emerge il fatto che “nessuno voleva firmare una dichiarazione che attestasse la conformità al DNSH” e il primo rifiuto fu quello della società Waste, che sta realizzando il biodigestore e che produsse persino un parere legale su questo aspetto.
Il patron di Avalon Demicheli indicato come “regista dell’operazione”, ma lui si difende: “Non conoscevo il contenuto del progetto”
Secondo uno dei funzionari provinciali che seguì più da vicino la questione, “Demicheli era il regista della richiesta di finanziamento Pnrr”. Lo stesso funzionario, ascoltato come testimone, riferisce di credere “che Russo subisse la pressione dell’Amministrazione che chiedeva di andare avanti con il finanziamento anche se lui nutriva forti dubbi” e ancora che “il Presidente abbia firmato quella dichiarazione sulla base di quanto indicato da Demicheli”.
La dichiarazione in questione è l’autocertificazione con la quale Claudio Scajola sottoscrisse la richiesta di finanziamento con fondi Pnrr. Un documento, come spiegato dai legali di Scajola, fatto “fidandosi di dirigenti e funzionari”.
Il patron di Avalon, Riccardo Demicheli, dal canto suo, sempre da come emerge dagli atti di Eppo, afferma di aver conosciuto Scajola nel 2019, dopo aver preso contatto con la dottoressa Rosa Puglia per promuovere la sua attività di consulenza attraverso la Avalon.
Lo stesso Demicheli, interrogato dietro richiesta dei suoi legali difensori, sottolinea: “Non conoscevo il contenuto del progetto e non ero in grado di fare valutazioni”.
Per Scajola, Demicheli, Russo e la Avalon, la Procura Europea ha ipotizzato il reato di tentata percezione indebita di erogazioni pubbliche in concorso e di falso ideologico aggravato in concorso.
Per completezza di informazione, qui la posizione del legale di Claudio Scajola e qui quella del legale di Michele Russo, entrambe già pubblicate dal nostro giornale. Non risultano invece, al momento, prese di posizione da parte dei legali di Riccardo Demicheli.
A cura di Andrea Pomati






